XTERRA World Championship. Alegi ce lo racconta così.


Oreste Alegi uscita dall'acqua

18 anni, MTB in alluminio nuova fiammante regalo di maturita', primi pantaloncini seri con "patello" da ciclista in pelle di daino (chi se li ricorda vuol dire che e' vecchio come me, meglio dire "esperto"), maglietta "a pois" del Tour de France, occhialini azzurri a specchio alla John Lennon.

Si sale convinti come non mai ai resinelli; primo tornante, una voce conosciuta mi sorprende:

"n'du vet?"

"ai resinelli!"

"Te ruet fina sù?"

"Si!" (convinto ma non troppo)

"alura te podet anda a fa' ul gir d'Italia!".


Non so' perche' mi sia venuto in mente questo aneddoto, anzi, forse lo so'. La mia mente inconsciamente mi riporta a casa, mi riporta a quei "vecchi" per i quali gia' andare a Lecco con la corriera era un viaggio, quei "vecchi" per cui l'ombra della Grigna era la VITA. Alcuni di loro in cima non ci sono mai andati, ma ai suoi piedi ne hanno tagliato di fieno e ne hanno fatta di legna. E la vedo anch'io la Grigna, vedo l'alba in Grignetta, vedo le corsette fatte in pausa pranzo nei boschi di Ballabio, vedo le salite in bici a Morterone, vedo le nuotate al lago.

Tutte fatiche per loro inutili, loro, che fatica la facevano per campare.

Anch'io in fondo ho bisogno in un certo senso di far fatica per sopravvivere; questo forse gli risponderei!

Cosa direbbero se sapessero dove sono? Cosa mi avrebbero detto prima di partire?

Alla fine sono qui, per nulla pronto, stanco per un viaggio infinito organizzato all'ultimo secondo. Il percorso mtb non ho fatto in tempo a provarlo e speriamo di non cagarci adosso in acqua...(alla fine non si sarebbe accorto nessuno...).

In qualunque modo questa gara voglio finirla. Voglio a tutti i costi arrivare alla fine.

L' oceano non e' il lago di Lecco, cavalloni e correnti, quelli bravi giocano con le onde, io mi faccio portare in giro ed a volte anche sotto; l'uscita la faccio strisciando sulla sabbia. Si capisce subito che la mia amata frazione mountain bike mi avrebbe fatto bestemmiare, su 30 km ne avro' pedalati 20, gli altri 10 si passano a spingere, togliere fango dal cambio, togliere fango dalle corone, togliere merda dal deragliatore, togliere merda e fango che bloccano le ruote, cadere nel fango, rotolarsi nella merda e i 20 rimanenti sono tutti in equilibrio sulla merda e sul fango.

Adesso di corsa pero' sono attrezzato; ho portato le scarpe da trail belle artigliate!

Non cambia un cazzo!

Unica differenza, adesso gli alberi al posto di centrarli  in bici, vengono utili per attaccarsi e trascinarsi sù in salita. In discesa? Semplice, le facciamo col culo!

Che bello era il body, nuovo regalo della sorellina con i fiorellini rosa hawaiani...

Come risalta pero' quella corona di fiori rosa che all'arrivo ti mettono al collo su quell'ammasso di merda e fango che sei diventato! Sei proprio belloo!!!

Anche la security all'aeroporto lo sente, eccome, l'odore di merda mentre ti perquisisce il borsone della bici.

Pero' alla fine ti lascia tornare a casa, dopo 5 giorni su di un'isola dall'altra parte del mondo.

La medaglia di finisher sai gia' dove appenderla. La terrai come una reliquia da far vedere ai nipotini. Ciò che rimane pero' sono le sensazioni, le emozioni, le paure, la gioia e l'appagamento di un traguardo personale.

Cosa vuol dire traguardo? Vuol dire arrivo. Fine? No! Vuol dire ripartenza o meglio continuazione con diverse consapevolezze e sicuramente nuovi traguardi e priorità!

Il fieno non si taglia piu' e la legna me la faccio gia' portare a pezzi; devo quindi chiaramente per forza di cose assolutamente e costantemente cercare altre fatiFICHE.


Oreste Alegi


pic: XTERRA

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