XTERRA Italy Lake Scanno: i percorsi, a modo nostro.


Non so perché, ma quando ripenso alla mia partecipazione al primo XTERRA a Scanno non ricordo mai l’anno preciso, mica il giorno, l’anno. Mi sembra fosse il 2013, forse 2014 o forse 2013. La questione è annosa, per me ovviamente, per il resto poco importa. La realtà è che l’ho corso 4 volte, o 5? Una ho distrutto un cerchio e la bici me la sono caricata in spalla tornando mestamente verso il paese, pregando e ottenendo un passaggio da un pastore col suo pick up. All’inizio mi guardò male, della serie: “State già rompendo i coglioni abbastanza alle mie pecore per fare la vostra immane fatica, ti devo pure accompagnare al lago?”. Poi invece fu affabile e ci mancò poco che mi invitasse a mangiare con lui, ma non era l’orario giusto ed io, ero oggettivamente incazzato. Mica per altro, ma mi avevano detto che Peroni era uno che non andava male negli XTERRA e io al mio primo in mtb gli ero attaccato al culo. Conoscendo a posteriori le sue doti di “non discesista” se fossi riuscito a perdere poco nella salita, in discesa, beh, in discesa sarebbero stati seri problemi per lui. Ma così non fù e io tornai in zona cambio col mio cerchio da 1400 grammi a coppia, spaccato. Scanno è bastardo, affascinante, emozionante, commovente ma bastardo.

Sceglierlo per il proprio primo XTERRA è una cosa da mascochisti. Aggiungerei seriali, masochisti seriali perché poi, se lo finisci ti tocca tornarci. La prima cosa che dici dopo il traguardo è: “Bello, ma io col cazzo che ci torno”. Poi però mestamente ammetti che ti sei divertito come quando avevi la tua “carrozza” fatta da tuo "cugggino" quando eravate piccoli e tornavi a casa quasi invalido ma con un sorriso che l’inventore della playstation non l’ha avuto neanche quando gli è arrivato il primo bonifico delle vendite. Si tratta, oggettivamente, di uno degli XTERRA più duri in assoluto, punto, altro da dire non ci sarebbe. Ma se tutto si riducesse a ciò non avrebbe senso farlo solo per la durezza, no?

Al lago ci arrivi dopo aver percorso le gole del sagittario; da Cocullo, uscita autostradale lo spettacolo cresce curva dopo curva, tunnel dopo tunnel. Ecco, i tunnel, scavati “a mano” nella roccia che sembra di sentire ancora le picconate, poi incontri il primo lago. Arrivato a Villalago si apre lo spettacolo del lago di Scanno che costeggi fino ad arrivare alla zona della partenza. Sei già dentro il loop e il cuore guardando il lago emette un gorgoglio strano, è emozione, ve lo dico.


La prima cosa che feci fù abbandonare la macchina e andare in riva al lago, non avevo mai, mai nuotato in un lago. Poi non vedevo l’ora di andare a provare il percorso bici e così feci.

Tornando alla frazione di nuoto, cosa ci aspetterà dipenderà molto dalle condizioni climatiche. Lo scorso anno, 2018, vento dalla zona cambio ti permetteva di fare una frazione di uscita quasi in scioltezza, talmente in scioltezza che dopo la boa si cadeva nel tunnel delle scie, non si andava più avanti se non scarrocciando e correggendo la traiettoria più e più volte. Uscita dall’acqua e tuffo. Vi chiedo, così per statistica eh: “Quanti di voi perdono gli occhialini? Oppure l’unico pirla che se li ritrova ovunque meno che dove devono essere sono io?” Si accettano consigli per evitare di fare i fighi col tuffo e smadonnare 1 minuto per rimetterli, grazie.

La gente è tutta ammassato nel “tunnel” verso la zona cambio. Cerchi di vedere i tuoi amici, parenti, mogli (moglie singolare), figli, ma sei alla canna del gas; dicesi canna del gas, quando uscendo dall’acqua sembra piuttosto che tu sia stato sul tagadà a fare il figo cercando di rimanere nel mezzo piuttosto che aver nuotato in un lago. Barcolli, non molli, il fiato è corto, cortissimo e devi: togliere gli occhialini, la cuffia e cominciare il rito della svestizione che non è sempre una roba semplice. Togli la prima manica, quella senza orologio, poi maledici l’ora che hai messo il cardio al polso ma riesci anche prima di arrivare alla bici. Poi parte la danza con calci e pugni alla muta pur di togliertela. Ogni XTERRA, un venditore di mute sa che su 400, 50 la stracceranno.

Sarà lì pronto ad offrirtene ad un prezzo d’occasione, ovvio. Imbracci la bici e comincia la rumba, perché è rumba vera mica una polka. Il primo tratto lo fai in ipossia da nuoto, da zona cambio, da manovre togli muta, poi parli con l’ultima parte razionale di te stesso e concordi che è il caso di calare i ritmi. Se non lo hai fatto ancora entrando in paese lo farai dopo le scale. Keep calm baby, che il paese pullula di gente che incita ma tu sei da solo in bici mica pedalano anche per te. Primo giro sembra easy, qualche difficoltà tecnica, qualche passaggio bastardo ma sei di nuovo al lago, sei di nuovo alla mercè della brezza scannese. Repeat fino all’uscita dal paese, poi si tira dritti verso il monte, monte…non me lo ricordo, insomma fino all’arrivo di uno degli impianti di risalita. E’ dura, sconnessa, ripida, con tratti al limite del pedalabile. Ghiaia e sassi, qualche radice ma ghiaia e sassi mossi, ripidi, sassi, ghiaia, sassi, ripidi. Vedi il laghetto, vedi la tua salvezza, il ristoro. Non c’è punto migliore per mettere un ristoro, l’unica fregatura è che dopo aver fatto tutta quella fatica ti verrebbe da metterti a sedere, bere e mangiare e fare due chiacchiere in abruzzese, ma devi andare e vai.


Piccolo tratto di saliscendi, intravedi la seggiovia e comincia la giostra. Prendi il gettone e le ruote cominciano a rotolare giù, verso il primo tratto di bosco. Non si scherza, il tratto è uno dei più tecnici, in tanti scendono, qualcuno cade, qualcun altro guadagna, e si guadagna se ne sai. Poi la discesa molla un po’ la presa e si lascia guidare fino a quando non intravedi la pista da sci; è una nera, spesso il single track è in contropendenza. Se è bagnato scivoli, se è asciutto…scivoli, devi saper guidare senza controllo, devi saper guidare senza star lì troppo a badare a dove metti le ruote. L’adrenalina ti assale e ti diverti a livelli imbarazzanti, ti diverti, non c’è che dire. Non è finita, neanche per niente. Imbocchi un nuovo single track un pochino meno impegnativo ma il cartello all’entrata recita: “DANGEROUS”, tutto un programma. Si fa meno fatica ma si continua a guidare forte e senza un momento di relax. A Scanno le discese sono così anti-relax, anzi, se guardi il cardio vedi che anche il cuore non mente e non per la fatica ma spesso per il patema di affrontare dei passaggi bellissimi quanto tecnici. Niente di improponibile per carità ma Scanno è famosa per questo. Poi ti “riposi” un po’ in un tratto asfaltato che ti riporta sulla traccia del primo giro e in un batter d’occhio sei al lago. Ecco, quel chilometro e mezzo prima della zona cambio può essere interpretato in due modi: mi riposo prima della morte finale; attacco come se non ci fosse un domani e neanche un dopodomani. In tutti e due i casi, quello che ti aspetta nel trail è spettacolo. Senza neanche mettere piede fuori dalla zona cambio si imbocca un sentiero che ti porta verso il paese di Scanno.


Bello, non molto pendente e quasi completamente corribile, per chi ne ha ovviamente. Poi un po’ di sana e veloce pianura prima di affrontare le scale spaccagambe di Scanno. Il bello però è che la gente a Scanno ti aiuta, cioè ti incita, ti saluta mente tu sbavi dalla fatica. Le ultime maledette scale le hai già fatte due volte in bicicletta. Avresti meno peso ma molta, molta forza in meno. Si esce dal paese cominciando a salire lentamente per poi morire contro il muro del pianto che caratterizza la frazione di trail di Scanno. E’ corto, quanto basta per tagliarti definitivamente le gambe, senza se e senza ma. Il bello, se così si può dire inizia davvero da lì in poi. Trail vero, divertente, senza grandi difficoltà, ma non ne hai più. L’ultima discesa verso il lago è bellissima a tratti panoramica da far paura ma la fai con le gambe che tremano e si fa più fatica a rallentare che a ruzzolare giù. Poi, poi il lungolago, per la terza ed ultima volta. Potresti fare 4 a km, forse meno, ma farai 6 se tutto va bene. Senti la musica, senti la gente che grida, senti, dipende potresti anche non sentire più niente se non dolore o felicità. Trionfi, che tu ci abbia messo 3 ore, 4 o 5 trionfi. Scanno non è da fare o non da fare, Scanno è semplicemente Scanno, cioè se non hai fatto Scanno non puoi dire di aver fatto XTERRA. E’ l’essenza, è la goduria massima del cross, è Scanno!


Emanuele Iannarilli

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