Una sera a casa Ugazio. L’off-season di Marcello e Camilla.

Aggiornato il: 16 dic 2018


Marcello e Camilla e...locals

“Era da un po' che pensavamo al nostro off-season. Praticando la stessa disciplina, io e la mia ragazza avevamo lo stesso periodo in cui scaricare. Cosa facciamo? Dove andiamo? Un giro in bicicletta? Siiiiii”.

E’ proprio vero, di sport si ci ammala, di bici forse ancor di più. Tanto a dimostrare questa tesi, Marcello Ugazio e Camilla Zaninetti decidono che il loro off-season è andarsene a zonzo per il sud Italia. Fin qui niente di male, per carità neanche dopo, ma al sud vanno a fare i turisti, in bicicletta. Non hanno pedalato abbastanza durante la loro stagione agonistica che li ha portati a festeggiare podi importanti ai campionati europei di Ibiza? Evidentemente no, non è stato abbastanza ma…il viaggio è viaggio, non è tabella o allenamento, è divertimento puro, è respirare l’aria che la bici trasforma in ossigeno per il cervello.

La bici...Camilla e il treno.

Così, i nostri prodi partono in aereo direzione Brindisi per un saluto ad un altro triatleta, quel Mauro Imbriani che ormai il triathlon off-road conosce bene per le numerose partecipazioni ai tanti eventi XTERRA. Il giro è “semplice”. L’obiettivo è pedalare e visitare più posti possibili, alcuni solo di passaggio altri fermandocisi a dormire o a mangiare. Certo, novembre in Italia non è proprio un mese estivo e le temperature a volte diventano rigide, così l’inventario del materiale da caricarsi diventa fondamentale e assolutamente da non sottovalutare. Il rischio è che da un viaggio di piacere diventi un’odissea.

Una delle tante piazze visitate

Marcello comincia a raccontare la loro avventura dall’inizio, incalzato dalle mie domande curiose che cercano di capire più che altro come uno, anzi due persone, che durante l’anno fanno qualche decina di migliaia di chilometri in bici decidano di fare le vacanze…in bici. Trovo qualcosa che possa sembrare una risposta alla mia curiosità quando Marcello mi racconta che da giovane, adolescente, lui e i suoi amici prendevano le bici e se ne andavano verso mete distanti decine, ma anche centinaia di chilometri da casa. Non avevano nè le Tarmac sotto il sedere ne tantomeno delle Epic, ma semplicemente quello che passava il convento. Le vecchie bmx, le safari skylab forse, qualche graziella? Non faceva differenza, si partiva si pedalava e basta. Si vede che quel ricordo lo colpisce dal sorriso che non nasconde. A distanza di qualche anno quella voglia di conquistare strada in bicicletta è rimasta; allora via, verso il profondo sud da Alberobello a Potenza, da Matera a Castelmezzano e Albano di Lucania in mezzo alle Dolomiti Lucane. Il viaggio è divertente ma non uno scherzo.

“Avevamo deciso di fare almeno 100 chilometri al giorno per rispettare la tabella di marcia. A volte non era difficile, altre invece è stata dura. Le condizioni erano molto variabili e il vento contro in una giornata ha messo a dura prova i nostri nervi. Si pedalava, ma non si andava avanti. Eravamo stanchi e pedalare contro vento mi ha fatto un pò innervosire. Non so perché, ma c’era il rischio di dover pedalare di notte ed eravamo senza luci. La seconda scelta sarebbe stata fermarsi prima ma significava sballare la tabella di marcia”. Così i nostri eroi, portano a casa anche questa tappa come da tabella, appena in tempo, appena prima del calar della sera. Il proseguo del viaggio era salvo, le gambe un po' meno.

Incontri cittadini se ne fanno pochi, le ore a disposizione per socializzare sono poche ma qualche curioso in una piazza di qualche paese del quale il nome sfugge al vento, si incuriosisce ai due e si intrattiene a parlare con i “nordisti” venuti al sud a pedalare. Sembra che anche a lui le cose non tornino, soprattutto dopo che gli viene spiegato che i nostri “due” sono dei triatleti.

Ugazio, Alberobello i trulli.

Arriva anche il giorno del temporale. D’altronde in una settimana qualche goccia ci può stare. Proprio lì viene fuori qualche magagne organizzativa. Si pedala lo stesso, si arriva a destinazione bagnati fradici ma…ma…anche quelli che dovevano essere cambi asciutti in realtà non sono altro che cotone bagnato e sporco.

“Eravamo sfiniti e un po' scorati. Non c'era motivo in fondo di essere arrabbiati ma un po'..... Ci eravamo resi conto di aver calcolato male alcune cose. Poi, in qualche secondo ci siamo ritrovati in camera intenti ad asciugare col phon indumento su indumento cercando di recuperare almeno il necessario per il giorno successivo, ridendo dell'avventura appena trascorsa. E’ stato bello anche quello alla fine, anche se nel durante sembrava dovessero scattare i nervi”.

Castelmezzano, Dolomiti di Lucania...e il Volo.

I Sassi di Matera, le Dolomiti Lucane, ma quello che a Marcello sembra essere rimasto davvero impresso è Castelmezzano. Io di Castelmezzano ne avevo sentito parlare già da qualche parte. Ah si, il Volo dell’Angelo. Incastonato in mezzo alle Dolomiti Lucane, Castelmezzano fa parte del circuito dei Borghi più belli d’Italia. Bello è bello, davvero, ma ha questa particolare attrattiva del Volo che, imbragato e attaccato ad un cavo di acciaio ti fa letteralmente volare nel vuoto, godendo di un panorama incredibile sulle Dolomiti Lucane e regalandoti emozioni che sono paragonabili a quelle degli uccelli. Da lì appunto, il Volo. Marcello e Camilla però non hanno tempo per un Volo. La tabella di marcia chiama forte verso Amalfi. Stavolta però vista la distanza si prende un treno e si arriva nei dintorni senza pedalare. E’ l’ultima tappa del viaggio, sembra quasi la conclusione di una luna di miele, Amalfi.


Quando decisi di raccontare questa avventura di Marcello, che bisogna ricordare essere Campione Mondiale Under 23 e Campione Europeo Under 23, non avevo assolutamente idea a cosa sarei andato incontro. Non sapevo nulla del viaggio, poco di Marcello, men che meno della sua ragazza. Un giornalista, uno di quelli bravi, avrebbe invece fatto e preparato tutto prima; domande, ordine, orari, avrebbe istruito Marcello su cosa sarebbe stato interrogato etc, etc, etc. Invece no, l’abbiamo “buttata” su una chiacchierata tra amici, della serie “tu racconta, io scrivo”. Col senno di poi però mi rendo conto che il risultato è stato ottimo così. Perché? Perché Marcello non è un “animale” da telecamera o da intervista; è un tipo un po' schivo se non lo conosci bene, è tutto meno che un personaggio. E’ una persona che si allena ore e ore al giorno, che alle 10 alza lo sguardo verso l’orologio della cucina e mi dice “Il mio tempo è finito, devo andare a risposare”. Lo saluto ma non vado via.


Rimango seduto e intavolo una chiacchierata con i genitori, che a parlare di Marcello gli si illuminano gli occhi. Bevo una birra in casa Ugazio e chiacchieriamo di passioni, di gioventù, di viaggi. Ora capisco molto di più della voglia di fare un viaggio in bici di Marcello. Ora capisco da dove arriva tanta voglia di aria, viaggi, avventura, divertimento e anche competizione. Ora capisco, che se nasci da due genitori così, non puoi non diventare un amante della vita, dello sport, della bicicletta.


Emanuele Iannarilli

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