Un'ode...alla fatica.


XTERRA Romania 2018

Era un po’ che riflettevo su come e cosa scrivere riguardo alla fatica. Più precisamente riguardo alla fatica nel triathlon cross. Si può fare fatica in tanti modi nella vita, non c’è bisogno per forza di correre un triathlon, un ironman, oppure un ultra trail. Si fa fatica anche il lunedì mattina quando ti alzi dal letto e non hai voglia del lavoro che fai. Si fa fatica a stare a contatto con persone con le quali non riesci a condividere nulla. La fatica che intendo però io nel triathlon, cross, è duplice; fisica e mentale.

Mi sono avvicinato a questa disciplina qualche anno fa, tra una gara endurance in mtb e un mezzo ironman. Il gusto come spesso ci accade è mettersi alla prova in qualcosa di diverso, in qualcosa dove prima di tutto dobbiamo mettere a nudo i nostri limiti, appunto, fisici e mentali.

XTERRA CZECH 2018

La prima fatica con la quale un amatore, una persona “normale”, si deve confrontare nel triathlon è quella mentale. Devi arrenderti a qualche tuo limite, a meno che non si sia già dei fenomeni nel nuoto, nella mtb e nella corsa. Spesso e volentieri il grande limite di ogni inizio è il nuoto. Chi da piccolo non è stato mai portato a nuotare per insegnarci a stare a galla e “tirare” qualche bracciata? Può sempre servire quando si va al mare con gli amici e non fare proprio la figura della “nutria” della bassa padana, che arriva fino dove l’acqua non supera i pettorali, poi, non se ne parla. Successivamente però la maggior parte si perde, a meno che non si innamori e allora continua con tutte le varie categorie giovanili. Di contro, ovviamente, si va poco in bici e si corre anche meno, dunque in sostanza la fatica, in tutti i casi la puoi solo scegliere, ma ne farai, tanta.

IRON TOUR 2017

Tornando al nuoto però, è una disciplina quanto mai ostica da imparare da “grandi”. Ricordo da piccolo quando mi accompagnavano in piscina alcune persone che a 30 anni iniziavano il corso, tanto, sarebbero rimaste li ad aspettare me; tanto vale provarci. Era troppo divertente guardarli, una vera comica. Ergo, sai nuotare un po’, ma più che andare avanti nella bracciata prendi a schiaffi l’acqua. Non sai nuotare e allora la fatica di dire, voglio imparare perché voglio fare triathlon, è una sfida, una grossa e bellissima sfida. Di per sè, non ci sarebbe niente di male, anzi. Ma il limite viene fuori immediatamente, lì subito appena il pensiero sfiora la prima parte del cervello, quella che filtra le cose serie dalle cazzate. E’ una cazzata, non ci sono dubbi. Oppure, è una figata e allora cominci ignaro di quanta altra fatica dovrai fare. Veniamo dunque alla seconda di fatica, quella degli allenamenti, degli orari, degli incastri, dei pranzi dimenticati, delle barrette mai mangiate, dei costumi mai asciugati, degli occhialini mai comprati, anzi, comprati ma mai ritrovati. Delle doppie sedute o delle sedute che sembrano doppie ma non lo sono, delle sveglie alle sei, che è notte e che la gente dorme porca…e io perché invece no? Ah, faccio cross, faccio triathlon cross, io.

IRON TOUR 2018

Poi la fatica si trasforma in piacere, spesso, ma non sempre. Mica perché effettivamente ti piace farne troppa, ma perché ormai hai un’assuefazione alla fatica che puoi solo continuare ad assecondarla. Se ti fermi, rischi di non riprendere più, mai più.

L’altra grande fatica, che è sempre fisica ma in ambito diverso, è quella della gara. Si perché a differenza del tennista, che va a tirare due racchettate tanto per darle, del biker, che può uscire una vita in mtb senza mai fare una gara, del runner, che corre, ma di fare una mezza non ci pensa neanche, il triatleta, quella bestia lì, si allena con un solo obiettivo, fare una gara, punto. Ora, potrei essere smentito, e cioè che c’è qualcuno al mondo che si allena da triatleta e non fa gare, ma ad oggi io di persone di questa specie, sconosciuta e rara, non ne ho conosciute. Dunque, ci alleniamo per fare gare. Uno sprint? Si all’inizio. Un olimpico? Si dopo un po'. Quanto dura questa roba? Tempo di vedere le facce stravolte di quelli che fanno un XTERRA, oppure che fanno un Inferno, oppure se vogliamo anche un mezzo ironman e via, l’asticella si alza da sola senza nemmeno doversi scomodare per andare ad alzarla noi. Da un giorno a un altro, pronto o non pronto ti ritrovi alla partenza di un evento del genere dove ti chiamano guerriero, warrior, duro, uomo di ferro e tu diventi una bestia. Poi, puntuale, come una puntata di Marzullo sulla Rai o come un rigore alla Juve, arriva la fatica. Quando? Subito, neanche il tempo di entrare in acqua e fare 30 bracciate sei già stanco, fisicamente in quel caso, la mente ancora ne vuole e allora ti fa andare avanti. Poi pian piano le cose si invertono. Ti scaldi, nuoti, esci dall’acqua, fai un t1 da 10 minuti e 30 secondi che riparti che sembra che ti sei riposato per mezza giornata. Pedali. E’ il tuo forte? Bene. Non lo è? Cazzi tuoi!

Si perché in genere, a meno che tu non sia un Nino Schurter, la frazione di mtb è sempre quella più lunga e neanche di poco. Lì, che tu lo voglia o no, la fatica arriverà presto, prestissimo, mai abbastanza tardi, comunque, da realizzare che dopo la mtb non è finita, per niente.

IRON TOUR 2018

Analisi veloce: fatica fisica top, fatica mentale top= ciao. E’ in quel momento che si fa la differenza e vi assicuro che non la si fa con l’allenamento, ma con la testa. Se ce l’hai e l’hai allenata a spronarti a dare anche quello che non hai, arriverai alla fine. Altrimenti di fare 10/15 km con 400/500 metri di dislivello non se ne parla neanche. E’ perciò il momento di dare il benvenuto agli spasmi di fatica, a quelle sensazioni fisiche più vicine ad esperienze extra corporali, che alla realtà. E’ il momento di avvertire dolori dove non si sia mai avuto sospetto potessero arrivare.

Poi arrivi, e come se arrivi. Baci, lecchi e mangi la tua medaglia. Sei contento, il giorno dopo meno, ma il terzo giorno, senza dubbio resusciterai e sarà quello il giorno in cui tornerai di nuovo a faticare e fregartene. In fondo sei un crosser, mica micio micio bau bau.


Emanuele Iannarilli

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