Un mese di Magnetic Days: un test sorprendente.


Il giorno che misi “piede” sopra l’MD avvertii da subito sensazioni “diverse”. In quel momento però, non capii a cosa dovevo questa sensazione. Era la novità di pedalare su un sistema da quasi 2000 euro? Era curiosità di scoprire come funzionasse? Oppure ero stato semplicemente influenzato da quanto mi avevano raccontato, quello che avevo letto o guardato sui canali MagneticDays? Smisi di pensare e di chiedere e cercai per quanto possibile di cancellare i miei pregiudizi (negativi) sui rulli e di assaporare, scoprire e verificare sulla mia pelle se effettivamente il sistema fosse qualcosa di rivoluzionario.

Il primo test, devo ammettere non andò benissimo. Non riuscii a portarlo a termine. Un po’ per la situazione in cui venne svolto, un po’ perché il mio background di influenze non era ancora stato pulito, un po’ perché sbagliammo i tempi del test. Fatto sta però che il test diede di numeri di riferimento dai quali decidemmo comunque di partire. Pensavo fossero sbagliati…invece!

Invece cominciai a pedalare abbastanza assiduamente sull’MD cercando di capirne il concetto, il fine e guardando più avanti dove avrebbe potuto portarmi. Le prime “uscite” indoor sono state a dir poco sorprendenti, non tanto per i valori e per la quantità di informazioni che man mano scoprivo ma per la fluidità del tempo trascorso. Cosa intendo per fluidità? Per me era importante capire soprattutto se effettivamente l’oggetto potesse riuscire ad ingannare un’ora guardando l’app sul telefono senza permettere alla mia testa di staccarsi e pensare a ciò che qualche mese fa mi portò a distruggere i rulli classici a calci. Si proprio così. Ero arrivato all’esasperazione più totale dell’utilizzo, cercando in tutti i casi di violentarmi a farlo. Violentarmi perché? Beh, su una cosa sono d’accordo; i rulli sono uno strumento utile, molto utile per completare la propria preparazione ma proprio a me il tempo non passava. Per descrivere la sensazione che si prova invece sull’MD posso riassumere un aneddoto capitato alla terza seduta in pochi giorni. Dopo il riscaldamento e lo svolgimento di alcuni lavori intervallati di forza e agilità mi sorpresi a guardare il tempo rimasto dell’allenamento; 15 minuti, cioè, ultimo lavoro e defaticamento. Alchè mi convinsi che il programma di giornata fosse un programma breve ma intenso. Nada, 57 minuti dei quali circa 30 completamente persi a guardare tra le rpm (l’unica cosa necessaria da tenere d’occhio), i watt, l’heart rate e i vari grafici sullo smartphone. Mi ero allenato per 45 minuti senza quasi accorgermene. Questo per me, era ed è fondamentale! Ciò che non sopportavo fino a quel momento era il tempo che non riuscivo a far passare in nessuna maniera. Ho banalizzato? Probabilmente per alcuni si, è una banalizzazione del sistema. Sarebbe davvero utile descrivere come si forma un programma di allenamento tra rpm/watt etc? Per qualcuno forse si, per me, oggettivamente no, nel senso che ciò che c’è dietro ad un sistema del genere è importante per un esperto e per chi lo ha concepito. Per me, come credo anche per voi, l’importante è la piacevolezza del tempo passato ad allenarsi e i risultati. Di questi ne parleremo la prossima volta, ma i miei watt non ve li dico, sono troppo ridicoli.


Emanuele Iannarilli

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