Triathlon Cross Varigotti: senza se e senza ma!


L'ultima discesa...prima di tornare in zona cambio.

“Ma io da queste parti ci sono già stato”. “Si? Quando?”. “Eh, mi sembra durante la 24 ore di Finale Ligure è possibile?”. “Eh si che lo è. La 24h parte da Finale ma poi…sale proprio sulla nostra prima salita”…e su, a pedalare.

Non è che ricordi sempre i posti, o meglio non li collego molto tra di loro quando passa troppo tempo. Li colloco casualmente sulla cartina geografica badando a non relegarli in una regione diversa da quella di appartenenza, poi però, o ci torno in fretta oppure, addio.

Varigotti però è comune di Finale Ligure, ergo, ciò avrebbe dovuto illuminarmi. Importa? Zero.

Quello che importa è che durante la trasferta comincio a collegare posti, sentieri, curve, salite, discese a quello che potrebbe essere il tracciato di gara.

“Ciao Alessandro, grazie di accompagnarmi a fare il giro. Ma, senti, si corre sui sentieri della 24h?”. “Si ma si fa quasi tutto al contrario”. “Ehm, bene”. Così, se qualche ricordo era affiorato, meglio sparisca.

La partenza e il giro intorno a Punta Crena in senso orario

Non provo la frazione di nuoto ma la visiono per bene. Deve essere una delle cose più belle da fare a Varigotti. Si “circumnaviga” Punta Crena. Per capirci, si lasciano mtb e scarpe in zona cambio sulla parte est della spiaggia di Varigotti e ci si trasferisce al di là del tunnel dove è situata la start line. Dopo circa 600 metri si torna dentro la baia di Varigotti e gli ultimi 100/150 sono perpendicolari alla spiaggia. All’uscita, zona cambio a destra e…adesso si che si comincia a sudare.

La prima salita, che poi è la più lunga e dura è prevalentemente in asfalto, mista a cemento. Non si scherza, per andare su bisogna pedalare forte. Questo però non è sempre così automatico dopo lo sforzo in acqua. Non c’è tempo per “scaldarsi”, non c’è tempo per prendere nè cercare il ritmo, si deve menare sui pedali, alternare tratti di watt seduti in sella a rilanci in fuorisella, necessari quando le pendenze gridano vendetta.

La prima salita; impegnativa ma pedalabile.

Man mano che ci si allontana dall’abitato di Varigotti l’occhio avrebbe anche la sua parte, se solo si avessero polmoni adatti a tenere i battiti a un ritmo decente e non avere già l’occhio languido. Languido si, non da pesce lesso in cerca di donne, ma languido dalla fatica. Il sudore arriva dopo neanche due chilometri. La velocità di ascesa è bassa, le pendenze si alternano ma non mollano fino a quando…fino a quando una svolta secca a destra non dichiara la fine del tratto di asfalto, addentrando i biker nel bosco. Finita, neanche per idea. Il bosco sale ancora, per di più il fondo è molto, molto sconnesso e tecnico. I watt di spinta verticale, si trasformano in laterali per non mettere il piede a terra. Non è tempo di respirare ma il momento si avvicina. Dopo pochi metri si arriva in quello che è il vero e proprio anello delle “Manie”, località in cui si gira durante la 24h di Finale Ligure…e comincia la rumba.

uno dei tratti più tecnici della gara.

Un primo tratto scorrevole e veloce riporta in fretta verso un single track ancora veloce, con qualche difficoltà tecnica in più ma senza ancora dover “scollinare” veramente fuori sella. Come già accennato il percorso aritroso della 24h non regala molti sorrisi quando si comincia a risalire per quella che è la seconda vera salita. Per la verità non è un tratto molto lungo, ma sufficientemente tecnico da tenere tutti sul “chi va là”. La pendenza non è mai troppo impegnativa ma il fondo sconnesso, i sassi e le radici rendono la salita a rischio piede a terra. Non bastano i watt in questo caso. Il fondo li richiede ma ne necessita nella giusta quantità e con la giusta trazione. Spinta, equilibrio e sguardo lungo per capire dove mettere le ruote. Non c’è tempo per correggere le traiettorie nel caso se ne fosse sbagliata una, meglio tirare dritti e sperare nella trazione. Come dite? Meglio full o front? Che domande: full, toda vida, poi come sempre è questione di gusti ma per la trazione molto meglio e anche per quello che verrà da li a poco.

Si comincia a scendere e, sorpresa, il toboga non c’è più. Lo avevo percorso anni fa e dire che ciò non sia una perdita non sarebbe ne sincero nè corretto. Non è stata però una scelta, ergo, inutile piangere sul latte “macchiato” (cit.), piuttosto, prepararsi per quella che per tanti, anzi forse per tutti sarà una discesa totalmente inedita. Chi ha fatto Varigotti in questi anni non l’ha mai percorsa. Pronti? Si va. Primo tratto molto veloce, guidato, tra arbusti e terreno che risponde alle pieghe in maniera ottimale. Qualche sponda, qualche sasso da schivare ma chi ne ha può lasciar scorrere la mtb correggendo di tanto in tanto la traiettoria. La festa però finisce abbastanza in fretta. Tirare i freni, alzare il culo ed evitare di sporgersi troppo dal manubrio.


Non si scherza. Non ci sono certezze nel fondo, non ci sono appoggi laterali nè traiettorie da copiare a qualche buon’anima scesa prima di noi. Tutti percorreranno metri diversi, nessuno di primo “acchitto” riuscirà a tenere la migliore linea per più di qualche metro. Salvi dall’inferno di pietre inziale, che in tutti i casi è fattibile, non è la Red Bull Rampage, si passa ad un fondo totalmente diverso, ghiaia mossa mista a sassi. Occhio a non tirare troppo i freni, soprattutto quello davanti. Poi, tornado sull’asfalto in pochi secondi si rientra in zona cambio…auguri.

Trail Running: si sale, molto.

Bello. Bello, il mare. Bella, la pineta. Bello, o quasi. Tempo di cominciare a contare i passi di corsa post t2 che una bella scalinata mette subito un ghigno nervoso sulla faccia. Si sale, si sale senza sosta, con balzi a destra e a sinistra, cercando passaggi veloci per non perdere il ritmo. Ah, scusate, il ritmo, non esiste in questa salita. Qualche piccolo, breve tratto trae in inganno. Si torna a vedere Punta Crena, si torna ad ammirare il mare sotto, ma quello che si ha di fronte, di verde ha poco, forse la speranza, che finisca presto. Le gambe arrancano ma poi si torna al quadrivio, si fa qualche passo spedito e si ritorna a scendere verso l’arrivo.


Non prima però di risalire nella zona della Torre Saracena, poi discesa fino al mare. Ecco, se proprio dovete giocarvi qualche posizione, evitate di giocarvela sulla sabbia. Non è ne compatta nè fine. Si affonda, e sprintare in quelle condizioni dopo una gara dove tregua e pace sembrano essere state cancellate dal vocabolario, forse, non è la migliore delle idee. Triathlon Cross Varigotti, senza se e senza ma.


Emanuele Iannarilli

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