Train like a Pro: la giornata di Filippo Rinaldi.


Allenarsi o sapere come si allena un pro è un po’ il sogno di tutti coloro che praticano sport amatoriale. Spesso l’amatore è colui che nella vita avrebbe sognato di fare lo sportivo professionista. Prendi il calcio, lo sport più praticato al mondo. Quante volte non abbiamo giocato nei cortili, nei campi di periferia, nelle piazze di paese, vestendo i panni dei nostri idoli? Non parlo solo della maglietta indossata della propria squadra del cuore ma immedesimandoci nelle gesta, nelle movenze, nell’esultanza di professionisti/icone che imperversavano nei nostri sogni. Quanti di noi, poi, dopo i sogni di bambino, le corse e le partite nelle varie categorie giovanili ce l’ha poi fatta? Parlando di Filippo (Rinaldi) e con Filippo, l’immagine del calciatore ha pervaso la sua intera gioventù, l’adolescenza e parte della vita di adulto. Ovvio, insieme al rombo dei 2 tempi di casa “Rinaldi” tra un mondiale, un professionista del motocross, una sgroppata sui colli parmensi cavalcando i bolidi di famiglia.


Oggi però quel giovane di belle speranze nel calcio è diventato un professionista del cross triathlon. Ma che vuol dire essere un professionista di uno sport. Per come la vedo io, un professionista si definisce tale se vive di quello che fa. Vale a dire che le sue entrate economiche, la sua vita quotidiana si svolge pensando solo ed esclusivamente a praticare e ad allenarsi per la disciplina che ha scelto. Filippo ha scelto questa strada da un paio di anni in maniera “seria”, cioè è andato, prima a parlare con sè stesso e poi a parlare con i suoi cari per capire se c’era la possibilità di riuscire ad essere un triatleta professionista. Ad oggi, sembra che ciò gli riesca a pieno regime. Facile? Non direi.

Quanti professionisti conoscete nel triathlon? E, quanti ne conoscete nel cross triathlon?

Rimanendo tra le mura di casa nostra, mi vengono in mente Filippo e Marcello (Ugazio) che in tutti i casi si allena e corre anche per competere nel triathlon su strada. Ne conoscete altri che l’unica professione che hanno è il cross triathlon? Non credo.

La scelta non è stata sicuramente facile ma a volte ciò che conta è quanto si desidera riuscire in quello che si fa. Veniamo alla vita di Filippo, il professionista, e partiamo dai perché oggi state leggendo questo pezzo e perché in futuro leggerete ancora di vite, di scelte, di professionisti, italiani, ma anche stranieri, del cross, prettamente del cross. Non è difficile per chi scrive ammettere che il sogno personale in tutti gli sport che ha praticato è sempre stato essere ai massimi livelli. Il sogno, appunto, ma mai la realtà si è sposata con ciò. La voglia però mi ha spinto capire come funziona la vita di un atleta, cosa fa tutti i giorni, quanto dorme, a cosa pensa, quanto si allena, mi aiuta a colmare quella voglia di “professionismo” che da sempre permea i miei sogni. Ah, appello. Se conoscete uno sport che a 43 anni è ancora possibile fare da professionista scrivetemi che magari un pensiero lo faccio ancora. Bocce? No grazie, non sono ancora pronto.

Sento Filippo spesso per tante ragioni. Un giorno scambiandoci messaggi del più e del meno e sapendo dei cambiamenti fatti a livelli di staff e soprattutto allenatore gli chiedo tramite un vocale se fosse disponibile ad accogliermi una giornata “normale” con lui per capire e raccontare cosa facesse, magari proprio insieme al suo nuovo “head” coach, Francesco Fissore per condividere anche con lui le giornate, i metodi di allenamento, i problemi, le speranze, gli obiettivi, la routine, la vita quotidiana di uno dei pochi professionisti del cross che abbiamo in Italia. Come sempre la sua disponibilità nei miei confronti apre le porte a questa possibilità. Il passo successivo è quello di incastrare i suoi impegni quotidiani, quelli del suo allenatore che vive in Slovenia e segue Filippo dal vivo 3 o 4 giorni al mese. E’ uno degli accordi che Filippo ha chiesto al suo nuovo coach in sede di “trattativa pre contrattuale”; quella di essere seguito alcuni giorni al mese dal vivo, durante una sua giornata di allenamento. Lo capiamo. Tanti, sicuramente la maggioranza degli atleti si allenano prevalentemente da soli. E’ normale che sia così a meno che non ci si possa permettere una persona che non solo ti allena ma che ti allena sempre dal vivo. Ti guarda, ti corregge, ti sprona. Non so se è ciò che un atleta desideri davvero. Di certo non è una cosa così semplice, economicamente e logisticamente parlando intendo. Francesco Fissore ha una lunga storia di coach alle spalle con esperienze importanti in nazionale e come allenatore di grandi atleti.

Filippo lo ha scelto come “capo” allenatore e cioè come colui che coordina le operazioni, come colui che gestisce i carichi delle tre discipline, colui con il quale pianificare la stagione, colui al quale chiedere se è pronto per una certa gara o no: in particolare Francesco, è in continuo contatto con gli altri due allenatori di Filippo, Beggio per il nuoto e Copelli per la bicicletta per coordinare ogni giorno le operazioni. Insomma funziona così: dopo ogni allenamento, a volte dopo ogni giorno di allenamento Filippo riporta le sensazioni al suo “head” coach. Il suo head coach a seconda dei carichi giornalieri, a seconda dello stato dell’atleta pianifica la giornata successiva e in sequenza arrivano sul cellulare di Filippo le indicazioni per la giornata successiva. E’ lui insomma a coordinarsi con gli altri due e a pianificare la stagione di Filippo, il responsabile primo dello stato di forma di Filippo, il maggiore indiziato dei pensieri da “sognatore” professionista di Filippo o dei peggiori incubi post allenamento. Fatte le debite premesse, possiamo passare a raccontare la nostra giornata vissuta insieme.

Suona la sveglia, sono le 6 in punto…il caffè comincia a soffiare sul fornello. Le borse preparate la sera prima sono pronte. Ultimo check, passo in garage, carico la bici da strada e scaldo il camper. La sbarra del casello di Borgo Panigale si alza. Mando un messaggio a Filippo che ancora dorme: “Sono partito, ci vediamo alle 8 in piscina”…


To be continued...


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