Test percorso Laigueglia duathlon…rock!

Aggiornato il: 26 mar 2019


Discese da perdere i sensi!

Laigueglia (Sv): gli accompagnatori mi preoccupano non poco. Non conoscendo il percorso, devo affidarmi a qualcuno che lo conosce, o magari che lo abbia tracciato. La Pool Cantù, società organizzatrice insieme a IN3PID Laigueglia con il supporto di Triathlon Savona e QuiLaigueglia, mi regala Francesco Figini e Tommaso Gatti. Non c’è che dire, sono preoccupato. Preoccupato per la mia incolumità fisica a stare dietro a quelle due moto, a maggior ragione su percorsi che conoscono bene, molto bene. Me ne faccio una ragione, in fin dei conti è un test e il “giornalista” che testa il percorso di una gara ha sempre l’asso nella manica. Quale? “Mi fermo un attimo, volevo fare due foto qui”. Altrimenti chi li fermerebbe?

Ore 10.30 di una domenica a dir poco scintillante di colori. La primavera è ufficialmente arrivata ma la giornata è addirittura estiva. Tempo di controllare la zona cambio, che sarà allestita sull’affollato lungomare di Laigueglia, zona molo, che si prende la via del circuito mtb.

La caratteristica della costa ligure è avere montagne spesso a picco sul mare. Laigueglia è incastonata non a caso tra due “fuochi” della mtb nazionale; Alassio, dove si corre la Gf Muretto di Alassio e Andora, dove si corre la Andora Race Cup. A Laigueglia, invece si corre l’XCO Trofeo Laigueglia. Premesse bellicose, sbaglio?

Classico scatto da..."Scusate, faccio una foto"

La prima salita che ci porta in altura si chiama Via Summit! O chi ha dato il nome alla strada era ubriaco, oppure questa via ci porterà direttamente e senza tregua in altura. Così è. La butto in chiacchiera così i due alfieri sono costretti a rimanere a fianco alla torre, per proteggerla e portarla a destinazione. Finisce l’asfalto dopo circa 2 km di salita per la verità meno dura delle premesse. Diversi tratti in falsopiano rompono le pendenze più ardue. Poi il terreno è un misto tra sassi, terra e radici e sarà una costante di tutto il giro mtb, con prevalenza sassi, a volte mossi, molto mossi.

La prima salita è quella che decreta circa il 50% del dislivello totale del giro. Una volta in “quota” come vedremo, ci saranno tanti piccoli strappi che faranno salire l’asticella dell’altimetria ma più nessuna salita lunga. Meglio? Peggio? Dipende, perché le velocità di percorrenza da adesso in poi diventano forsennate. Tommaso, Gatti, apre la strada, Francesco a ruota e io che ogni tanto rompo l’idillio: “Foto?”.

Tommy Gatti, alle spalle Francesco Figini.

Inizia quello che è il vero Rock & Roll della gara che ripercorre tutti e tre i tracciati, alternandoli e intrecciandoli tra di loro, della Gf di Alassio, l’XC di Andora e quello di Laigueglia, appunto.

Una serie infinita di passaggi tecnici, rilanci, curve strette, salti, cambi di terreno da far impallidire i protagonisti. Non c’è più un momento di respiro, nè di tregua. Le salite non sono salite ma rilanci tra passaggi in costa spettacolari e balzelli tra una roccia ed un’altra per non perdere il pedale. In alcuni punti è praticamente impossibile gestire la “potenza”, nel senso che ci vogliono tutti watt a disposizione per lasciarsi alle spalle passaggi da “pied-a-terre”. In alcuni punti bastano, in altri serve quella buona dose di tecnica di salita che ti aiuta a scegliere la traiettoria giusta ad un’andatura talmente claudicante che basta un sasso fuori posto che sei giù dalla bici. Sguardo dunque a due metri dalla ruota, anticipare, sempre. Da un costone, ci ritroviamo dopo una discesa davvero molto tecnica, dalla parte opposta.


Occhio signori, all’avvistamento di una cementata rossa, mettete il cuore in pace, la discesa successiva anticipata prima è da vero cross country. Se pensate di poterla gestire con la bassa velocità siete in errore. Se pensate di gestirla con le traiettorie, idem. Il tratto non è molto lungo, ma il suono dei freni e il grip delle gomme sembrano urla di gabbiano che squarciano la quiete. Ribadisco non essere lungo, ergo si ci può provare e decidere se si ha nelle corde un tratto del genere o no. Arrivati in fondo inizia a mio avviso il tratto più divertente della gara. Una lunga risalita, ma con poco dislivello che costeggia la montagna. Tratti di adrenalina pura, curve in appoggio, un rincorrersi di cambi di direzione, tratti veloci a tratti i cui rimanere in sella è difficile…ma se sali, sui pedali, rischi la trazione.


La scelta? Non c’è. Chi ha watt li scarica e oltrepassa gli ostacoli, chi non ce li ha farà qualche metro a piedi. In tutti i casi niente di irreparabile. La soluzione migliore è pennellare senza strafare, seguire le traiettorie senza voler per forza raggiungere la massima velocità in tutti i settori. Guida pulita, attenzione a dove si mettono le ruote e poi, e poi finalmente si beve, fino ad ora non ci sareste riusciti. Breve tratto asfaltato dove si prende un respiro, due e si torna a ballare il rock & roll. Alla fine del secondo giro si torna sul mare. I profumi delle alture che la primavera rende già forti e persistenti si trasformano in vento in discesa. La discesa del Roccaro, o il Roccaro, che dir si voglia. Down-hill.

Mentre scendevo, dopo qualche metro mi sono immaginato di essere su una 160+160 con gomme da 2.35. Anche solo immaginarlo ti fa sentire bene, perché la realtà invece è dura. Fate attenzione, sarete stanchi e la discesa non perdona, non lasciate troppo andare ma non tirate troppo i freni…poi le scale. “Tommy (Gatti), secondo te, una full qui?”; “Eh, fa la differenza. In salita e in discesa sicuramente ma qui ci sono tanti tratti semi pianeggianti sconnessi dove con la full salvi tanti momenti in cui con la front fai fatica a pedalare. Se mi chiedi cosa sceglierei, ti dico full senza dubbio”. Si molla la mtb e si ritorna a correre dopo averlo fatto già per 7 km nella prima frazione. La seconda invece misura 3,5 km, un solo giro dei due percorsi all’inizio ma in senso contrario. E’ evidente che non si poteva inserire il trail impegnativo come la mtb. Ciononostante la prima salita misura poco meno di 100 metri di dislivello, ma è molto impegnativa all’inizio. Poi si sale e si scende. Se dovessi trovare una difficoltà in questa frazione, segnalerei la discesa in asfalto dei primi due giri. Ripida, molto, rischi di prendere davvero la ruzzola e mangiarti i quadricipiti dopo 3 km. Sintesi: primo giro run: calma. Secondo giro run: calma (direi). Mtb: aprire il gas come se non ci fosse un domani. Ultima frazione run: quel che rimane di noi…

Logistica Duathlon Cross Laigueglia

Se mi date altre due ore finisco con il descrivere i passaggi metro per metro per quanto sia rimasto entusiasta di questo tracciato. Ecco, se devo essere sincero e analizzare il tutto non è un percorso per tutti. Lo possono percorrere tutti, per carità, ma qualcuno magari alle prime armi nella mtb, tornerebbe subito in strada. Detto ciò, crossers, Laigueglia vale il prezzo del biglietto, dalla A alla Z.

News post articolo: tutti coloro che vorranno mettersi in mostra per la convocazione in nazionale per l'europeo di Targu Mures del prossimo luglio nella specialità Duathlon cross, avranno a Laigueglia l'ultima occasione possibile per farlo...poi, quel che è fatto è fatto. Ci sarà battaglia? Crediamo proprio di si e con essa lo spettacolo.


Emanuele Iannarilli

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