Simone Lunghi racconta il secondo posto all'ICON di Livigno.


Piangere, forse sto invecchiando. Non mi era mai capitato di piangere di felicità, in fin dei conti per molti è una semplice gara che può essere sì dura, ma pur sempre di competizione si parla. Per me però Icon non è soltanto una gara, è la gara che mi ha fatto scattare la molla del triathlon. Amo Livigno, sono anni che ci vado in vacanza, poi, un’estate, ho visto che organizzavano una gara di triathlon proprio lì, a Livigno, dove ci ho lasciato un pezzo di cuore. E allora mi sono detto: "Simone, questa gara la devi fare" e ho iniziato ad allenarmi, allenarmi per questo fantastico sport che ogni volta che tagli il traguardo ti regala una sensazione diversa dal solito Sinceramente nella mia mente sapevo di poter fare discretamente, credevo di poter entrare nei primi 10 perché conoscendo il percorso e le mie capacità. L'obiettivo era quello di finire la gara prima che facesse buio. L’incognita era il lago, l’acqua a 14° e mezzo, il buio pesto. La prova in acqua che ci hanno fatto fare il mercoledì mattina alle cinque mi ha levato tutte le incognite che avevo. Non è poi così dura come si crede, anzi, forse il nuoto è la frazione meno problematica di questa gara.

l giorno della gara mi sveglio alle ore 3:15. Dormito benissimo, mi sveglio riposato non sento per nulla la tensione. Generalmente comunque io sono così, non soffro di ansia pre gara. Io e la mia squadra, mia moglie e Adele una nostra cara amica, ci presentiamo al ritiro della cuffia e del GPS, poi zona cambio a sistemare la bici e organizzarsi per vestirmi, mettere la muta guanti calzari e occhialini.  Il mio team è attorno al fuoco acceso, io invece gonfio la mia boa luminosa e attendo lontano da fonti di calore per evitare uno sbalzo termico tra i 6° esterni e 14,5° dell’acqua.

Lo Stelvio

La procedura di partenza è molto veloce. Si passa il controllo del chip e si entra in acqua. Dopo due minuti via, partiti. Difficile trovare l’orizzonte perché le luci delle boe si confondono con le luci delle barche ma essendo un gruppetto ci muoviamo molto linearmente e uniformemente. Al giro di boa dopo 1800 metri inizia ad albeggiare. Non avete idea di cosa si prova, un lago, in mezzo alle montagne, spettacolo puro. Uscito dal lago mia moglie mi aspetta in zona cambi. Mi aiuta ad asciugarmi e vestirmi. Poi lascio tutto lì perché lei e addetta a liberare T1 e prendo la bici. Mi ha detto che ne sono usciti circa 20, appena partito sorpasso già tre concorrenti e prima di arrivare in cima al passo del Bernina credo di averne sorpassati altri sette od otto. Realizzo di essere in lotta per la quarta posizione solo quando sono al passo del Fuorn. Le notifiche di WhatsApp che squillavano di continuo e tra una notifica e l’altra avevo letto che ero tra tra terza, quarta e quinta posizione. Svalico in terza posizione, ma un semaforo per lavori in corso mi ferma e mi raggiungono. Poi riparto, riprendo vantaggio ma di nuovo un altro semaforo per lavori in corso mi ferma e nuovamente mi raggiungono. La cosa non mi preoccupa, avevo visto che pur non faticando tanto in salita prendevo margine e ancora di strada in salita ce ne era tanta da fare. Il mio team funziona alla perfezione, praticamente non mi fa mancare nulla. Chiedo e ottengo. Arrivati ai piedi dello Stelvio mi fermo per fare una sosta pipì, riempio la borraccia di acqua e coca-cola, mangio un Kinder Bueno e prendo due panini. Inizia la salita, una sensazione strana, ero come in trans, spingevo ma non sentivo così tanta fatica e intanto continuano arrivare i messaggi nel cellulare e nel mio Garmin appare una scritta: “Simo ha già guadagnato 1 km sul secondo“. Mi sono detto che se con questo passo regolare guadagno, lo mantengo e lo raggiungo. Così è stato, a 800 m dallo Stelvio sorpasso il secondo in classifica. Il mio team è poco più avanti, a 300 m dalla valico avevo già preventivato che dovevano lasciarmi i panini e il gilè antivento. Arrivo in cima e mi butto in discesa come un dannato. Mi sentivo sicuro ma di rischi sicuramente ne ho presi più di uno. L’ultima salita è sempre la più dura, è sempre stata la più dura perché dai 2800 m dello Stelvio cominci ad affronatarla che sei a 1200 metri. Quindi un po’ il caldo, un po’ la lunga discesa, le gambe ne risenton. Ne ero consapevole di questo e conosco benissimo anche questa salita. Rimango concentrato e inizio a pensare su come gestire la parte della corsa. Arrivo in zona cambio, metto giù la bici, anzi in realtà me la prendono gli organizzatori.

Adele attende l'arrivo di Simone per gli ultimi 13 km insieme.

Dentro il tendone mi attende Adele con i vestiti per la corsa, mentre mia moglie Milena si prepara in bici per aspettarmi giù nella ciclabile per il cambio scarpe. Eh sì perché il primo tratto è una discesa in asfalto e poi un trail quindi scelgo di partire con le scarpe da trail. Mentre mi cambio, arriva una signora con il microfono, quella di Tele Monte Neve, la famigerata rete televisiva di Livigno e mi fa una intervista. Io rispondo mentre mi cambio, poi a un certo punto inizio ad incamminarmi perché si dilunga un po’ troppo e la lascio lì. Inizio a correre e puntualmente in fondo, nella ciclabile mia moglie è lì, pronta con le scarpe. Tolgo quelle da trail e metto quelle da strada. Mi accorgo di stare molto meglio con quelle e mentre correvo nonostante la parte dal 20º chilometro in poi fosse quasi tutto fuoristrada, decido di tenerle. Dal 22º chilometro in poi uso I bastoni. Le gambe iniziano ad accusare. Un po’ corro e nei tratti più ripidi di salita cammino, non esagero, cerco di rimanere sempre il più costante possibile. So di avere un discreto margine su quello dietro di me. Finalmente arrivo alla T3 dove c’è il mio accompagnatore che mi seguirà negli ultimi 13 km. Adele è già pronta lì con il mio zaino perché nell’ultima parte ci sono dei materiali obbligatori che devi avere. Bevo un po’ di the caldo, mangio una manciata di frutta secca, mostro lo zaino al controllo materiali e mi danno l’ok per partire. I primi chilometri nel centro del paese sono in discesa. Avere un compagno di fianco da un po’ più di brio e prendo un passo abbastanza veloce. Poi arrivato in centro, dove c’è lo speaker, la gente a guardare e fare il tifo e urlare il mio nome, inconsciamente accelero al punto che Adele mi dice “Ohi Simo, io così insieme non ci arrivo“. Effettivamente aveva ragione, ma in quell’attimo ero andato un po’ fuori fase, avevo perso la concentrazione e mi ero fatto prendere dall’emozione. Poco dopo iniziamo la salita durissima. Il primo tratto si cammina, poi un leggero falsopiano tutto fuori strada tra discesa e salita mi ha fatto capire che quell'allungo fatto nel centro del paese non era da fare. Tant’è che Adele prende vantaggio su di me. Gli dico di andare e e non fermarsi che sarei arrivato. Ci tenevamo a 15-20 m di distanza poi arrivati in fondo al carosello c’era l’ultimo ristoro. Altro bicchiere di the caldo, altra manciata di frutta secca e da quel momento in poi ci siamo messi a scarpinare per gli ultimi 5 km di salita. 5 km che avevano come dislivello 800 m, una lunga camminata, una scalata che passo dopo passo mi avvicinava al tanto desiderato traguardo.

Ad un certo punto, improvvisamente, iniziamo a vedere l’arrivo della funivia e dopo pochi minuti, praticamente L’ultimo chilometro. Vedere il gonfiabile, la gente attorno che guarda verso il basso, sentire quella musica che fino ha qualche mese prima sentivo guardando il video di Icon mi ha fatto venire la pelle d’oca. Ancora adesso che lo racconto mentre lo scrivo ho i brividi.

Gli ultimi 50 m hanno una pendenza incredibile, quasi da arrampicarsi. Arrivo sotto il gonfiabile, afferro lo striscione che indica la fine della gara e non reggo. Mi inginocchio e non riesco a trattenere le lacrime.  Entro nel rifugio dopo le varie interviste e foto e trovo Giulio Molinari che si alza e viene a complimentarsi con me. Lui che si complimenta con me? Se ci penso mi sembra una cosa talmente surreale da non poter essere vera. Poi da lì in avanti è stato un susseguirsi di felicità, perché lì per lì ancora non ero consapevole di quello che avevo ottenuto. Ecco, "tutto qui", 14 ore cercando di sintetizzarle nel minor tempo possibile, ma ci sarebbero altre 1000 parole da dire.



Simone Lunghi

2° classificato Icon Livigno

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