MagneticDays: una visita in azienda sorprendente.


Vanno messi in chiaro subito dei paletti riguardanti l’articolo in questione:

- non è un articolo pubblicitario. Non siamo partner di MagneticDays (magari lo diventeremo, chissà), ne sponsorizzano il nostro lavoro.

- non è un articolo tecnico. Non siamo mai saliti su un MagneticDays, ma speriamo presto di testarlo.

- non sarà un articolo tecnico. Non abbiamo al momento strumenti necessari per farlo.


Dunque? Di che si parlerà. Parleremo della nostra visita in azienda a Foiano della Chiana in provincia di Arezzo nella sede di MagneticDays.

Tutto nasce dalla nostra curiosità di capire il mondo MD. Non parlate di rulli, perché in azienda questo termine non piace. Il MagneticDays è un oggetto molto complesso se vogliamo e molto avanzato, ma ribadiamo di non averne ancora coscienza.

I colli toscani ti avvolgono appena metti piede fuori dall’autostrada. La prima cosa a cui pensi è che saresti potuto essere in bicicletta piuttosto che in macchina e farti una bella pedalata prima dell’appuntamento. Ma è meglio essere professionali. Arrivare sudati e puzzolenti non è proprio il massimo per affrontare una chiacchierata e una visita dell’azienda.

Allenamento indoor...o outdoor?

Tutto nasce all’interno di un’azienda che in verità faceva tutt’altro. Lavorava e lavora tutt’ora nel campo dell’oreficeria. Un piano più sotto, negli stessi locali è nata quella che è in tutto e per tutto una realtà italiana. Sissignori, MagneticDays nasce sulle colline toscane. Alla mia sorpresa, Marco Sbragi mi riprende: “Non è Made in Italy, è Made in Tuscany”. Me lo ripete più di una volta, come a sottolineare, se ce ne fosse stato bisogno, l’orgoglio di produrre un oggetto che sta cominciando a vedere la luce oltre i confini italiani. “Produciamo tutto quì tranne qualche componente che facciamo fare ad altre aziende italiane del settore”. Mi accoglie in officina un signore sulla cinquantina, credo, forse qualcosa di più (scopriamo che ne ha 70, complimenti). Camice bianco e disponibilità assoluta a farmi capire come funziona il MagneticDays. In bella mostra gli ultimi oggetti appena puliti e tarati per essere spediti a decine di clienti. Mi da l’idea di essere una di quelle persone che sa il fatto suo, che sa dove e come sta mettendo le mani.

Special edition: Nico Valsesia

Qua e là qualche prototipo che volontariamente non fotografo. Anzi, non fotografo proprio niente. Non mi piace entrare in un’officina dove si sta producendo qualcosa di unico e rendere tutto pubblico. Mi tengo sulle mie e lascio che siano loro a raccontarmi la storia dell’azienda, i primi passi, le migliorie, le problematiche, i prossimi sviluppi, i prossimi obiettivi. Ci crede molto Marco, ci crede perché ritiene in maniera incontrovertibile di aver creato in anni di lavoro un oggetto che garantisce prestazioni migliori per coloro che lo utilizzano per allenarsi. Garantisce risultati precisi in campo riabilitativo-medico che possono diminuire i tempi di guarigione o in tutti casi rendere l’attività riabilitativa migliore e funzionale all’attività svolta. La parte software? Gestita nello stesso posto, negli stessi stabili da tre persone che lavorano in continuazione per implementare la già vastissima gamma di programmi esistenti, caricarli sui software dei clienti che li acquistano, tarandoli sui test continui che la macchina fa durante gli allenamenti e durante le sessioni test che sono fondamentali. “Non facciamo lavorare una persona più di qualche seduta sugli stessi parametri, altrimenti il risultato dopo un po’ non è adeguato ai miglioramenti avuti nelle sedute effettuate. Il sistema è programmato per seguire l’andamento dei miglioramenti e adeguare le sedute a sforzi e carichi diversi. Non si pedala mai nella stessa maniera. Parliamo di qualcosa che è davvero difficile da far capire a parole, bisogna testarlo.”

Alla deejay Tri

Condivido in pieno quanto detto da Marco. Nonostante non sia proprio digiuno di sistemi del genere, di allenamenti, di rulli, programmi, ho fatto fatica in determinati momenti a rimanere sul pezzo del ragionamento che c’è dietro MagneticDays. Voglio dire che non si tratta assolutamente di qualcosa di banale, di un potenziometro o di una tabella da seguire. Se devo però entrare nello specifico, come detto all’inizio dell’articolo, preferisco non farlo non avendo potuto acquisire le minime conoscenze necessarie per farlo. Quello che mi ha sorpreso è l’organizzazione, la passione, il lavoro che c’è stato nella ricerca di un metodo che sostanzialmente non esiste. Non sta a me, ora, giudicare se ne valga la pena o meno. Credo di poterlo fare solo dopo averci pedalato sopra, almeno per quanto riguarda l’aspetto tecnico ma soprattutto a livello prestazionale. Si parla di dati oggettivi, di dati misurabili, di miglioramenti misurabili e non di sensazioni. Non rimane che lavorare per una prova e farsi un’idea precisa di MagneticDays, solo dopo poterne valutare nel complesso i benefici, i pro, i contro.

Per ora, rimane la stretta di mano con Marco con il quale spero di poter tornare a parlare presto di cose concrete.


Emanuele Iannarilli

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