Jurido: una storia di triathlon…cross, part 1.


Maglietta firmata dagli amici con evidente logo XTERRA

“Era stato un gran bel weekend a Friedrichshafen per EuroBike. Tornavo a casa con diversi amici e guidavo io. Più o meno a Como cominciai ad accusare qualche lieve malessere. Un po’ di nausea, qualche brivido; maledetta influenza pensai. Poi riuscii ad arrivare a casa ma le cose non miglioravano, anzi. Poi, dopo qualche ora, si spense la luce.”

La storia di Juri comincia da li, dal quel 4 settembre, domenica, dopo un weekend passato, tanto per cambiare, a nutrirsi di sport. Amici, sport, biciclette, poi ancora amici, sport, bicilette e triathlon. La vita di Juri era così e in parte lo è ancora, ma con alcuni segni indelebili sul corpo.

Torniamo indietro di qualche anno.

Lo sport, gli inizi.

Juri ha sempre adorato fare sport. Non si è mai accontentato di frequentare una palestra. Ha sempre avuto voglia di mettersi alla prova in maniera “agonistica”. In verità, nel periodo nel quale era nel loop del calcio, dove si divideva tra juniores e prima squadra, il Medese (Pv) , non era certo considerato il futuro Ronaldo:

Gli anni del calcio nel Mede (Pv)

“Mi allenavo 4 volte a settimana. 2 con la juniores e 2 con la prima squadra. Poi giocavo con i miei pari età e venivo convocato anche in prima squadra. Non perché ero forte, anzi, ero scarso, forte, ma non c’era tanta altra scelta nella squadra del mio paese”. Ben presto il calcio lo ha dovuto abbandonare a causa di un infortunio al ginocchio che non volle sapere di operare. Un po’ di riabilitazione e via a cercare fortuna nel Takewondoo e nella pallavolo. Fortuna, si fa per dire. Anche li era scarsetto, parole sue, ma cercava di farsi in quattro per potersi allenare più frequentemente possibile dividendosi tra uno dei primi lavori che di tempo non gliene lasciava molto a disposizione per fare dei gran voli pindarici e sognare una carriera alla Zorzi.

Jurido, l'infortunio al ginocchio

Ben presto, anche la pallavolo ebbe il suo epilogo nella carriera di Juri. Nel frattempo, arriva l’infortunio definitivo al ginocchio, a 26 anni, legamenti e menisco .Il post operatorio recita: “Se vuoi tornare in forma con un ginocchio così puoi andare solo in bici per il momento. Non me lo lasciai dire più di tanto e cominciai a pedalare. Poi, lo sai, le granfondo non bastano più, fai qualche 24 ore e poi cominci a pensare al triathlon…e ti ammali”.


L'inizio del triathlon

E Juri si ammalò per il triathlon. Come tanti in quegli anni cominciò a calpestare i terreni degli XTERRA correndone tre o quattro prima dello “spegnimento” della luce. Diciamo tre o quattro perché qualche ricordo oggettivamente è confuso nella testa di Juri, ma crediamo che in realtà non dipenda da ciò che gli sia accaduto nel 2011 ma come chiese a sua madre la psicologa dopo l’operazione…: “Signora ma Juri è così da ora, cioè dopo l’operazione o “ci era” già? Mia madre e mia sorella rassegnate dissero che in realtà la situazione era già disperata prima…”

Uno sportivo dunque, non un fenomeno, ma un grande sportivo, un lottatore. D’altronde chi si infila nel loop del triathlon, ancor di più del triathlon cross, non può essere del tutto normale. Ancora di più chi si infila nel tunnel di XTERRA e non comincia più a dormire la notte per pensare alle Hawaii.

Da lì parte quella che si trasformerà in una grande passione per la “triplice” che si concentra quasi totalmente nel triathlon cross. Comincia con qualche garetta locale.

La prima, a Gaggiano, indimenticabile, anche se la forma era un po' più arrotondata. Fin dalle prime battute però si ritrova nel giro dell’European Tour XTERRA che in quegli anni aveva raggiunto la Sardegna. Prime gare ed è subito passione sconfinata.

Gli inizi del triathlon

Juri ci prende sempre più gusto e continua il suo peregrinare in giro per l’Europa partecipando a più gare possibile, dividendosi tra allenamenti e lavoro che sappiamo che per un triatleta non è cosa da poco. Lo chiamiamo tetris giornaliero, cercando di incastrare quanto più possibile per ritagliarci lo spazio adeguato per una nuotata, una corsa, un giretto sulla nostra amata mtb.


L'inizio del tunnel

Era agosto, e a quei tempi l’XTERRA si correva al lago di Revine (Tv).Juri, abbandonata la sua adorata Peugeot 206 Hdi, amica di tante battaglie, sale sulla propria Musa, che invece di ricordi ne porta solo uno, il più “tragico” e porta a casa la sua ennesima grande esperienza senza che niente e nessuno gli facesse sospettare che la vita da li a pochi giorni sarebbe cambiata, in fretta, senza preavviso. Spesso nella vita quando accadono certe cose torni indietro con i pensieri per capire se in qualche modo avevi ricevuto segnali, se qualche particolare avrebbe potuto farti capire che qualcosa dentro di te non andava e nonostante alcune cose nella vita succedono e basta non riusciamo a farcene una ragione. Vogliamo sempre andare a scavare nei ricordi per capire se, come e dove avremmo potuto evitarlo, avremmo potuto fare qualcosa per non incappare in qualche malattia. Anche lui ci ha provato, come tutti, ma niente nei giorni precedenti, nei suoi allenamenti, nelle sue gare pre 5 settembre, gli ha acceso la spia rossa. Siamo macchine perfette, ma bisogna capire che a volte qualcosa si inceppa…e allora. Allora si ritorna all’inizio del racconto, ma per sapere cosa successe dopo dovete pazientare qualche giorno. To be continued…


Emanuele Iannarilli

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