Ice Triathlon 2019. La Majella, il cross, le Sise delle Monache.


Quando ho annunciato che avrei partecipato a ICE Triathlon 2019 qualcuno ha sgranato gli occhi e ha detto: tu sei pazzo! In effetti, partecipare ad una gara di cross triathlon seppur sprint, l’8 dicembre, ai piedi della Majella è una piccola follia, ma chi pratica questo sport è abituato ad affrontare le difficoltà, anzi se le va a cercare. Alla luce delle recenti ricerche annunciate da Nicholas N. Taleb sembra essere un atteggiamento Anti-Fragile, è una sorta di evoluzione del concetto di resilienza: l’antifragile cerca volontariamente situazioni difficili perché in quei casi riesce a dare il meglio di sé. Se quindi la resilienza permette di resistere agli ostacoli uscendone con pochi o zero danni come una Fenice risorge dalle sue ceneri, ma rimane sempre uguale a se stessa, l'Anti-Fragilità consente addirittura di uscirne rinforzati come l'Idra di Lerna a cui crescevano 2 teste se gliene tagliavano una.

Ecco cosa spiega, secondo me, cosa motiva certe persone a partecipare ad una gara difficile come questa. Se fosse per loro nuoterebbero come trote anche controcorrente lungo i fiumi, ma fiumi con grossa portata non ce n’erano, allora ci siamo dovuti accontentare della piscina comunale.

Usciti dalla frazione di nuoto, si prendeva al volo la MTB e si affrontava subito un bel tratto di discesa lungo un sentiero all’ombra così freddo che rimane ghiacciato anche d’estate.

Si faticava non poco a ripartire una volta arrivati in fondo, ma un tiepido sole illuminava la Majella avvolta dal fogliame autunnale mostrandone le forme. La frazione di bici risaliva fino in località Bocca di Valle dove si imboccava un bel sentiero in discesa che conduce al “toboga” un divertente bike park naturale. Arrivati nella transition zone, cambio al volo e via di corsa verso il paese, un circuito cittadino che passava più volte per il centro di Guardiagrele, noto per i sui dolci chiamate le “sise delle monache” caratterizzati da tre protuberanze di pan di Spagna, farcite con crema pasticcera. Uno dei pochi dolci da poter gustare solo ed esclusivamente nella località in cui sono nate, si distinguono per la forma particolare e per il nome così curioso da essere indimenticabile. Su questo ci sono due diverse teorie.

Secondo alcuni, dipenderebbe dal racconto di un ubriacone che raccontò di aver sbirciato una monaca che si spogliava e che avrebbe visto tre seni, oppure dall’abitudine delle monache di inserire nel petto una protuberanza, in modo da rendere meno evidenti i seni, particolare che richiamerebbe le tre “gobbe” del dolce. Secondo altri, invece, sarebbe un omaggio ai massicci montuosi d’Abruzzo, ossia Gran Sasso, Majella e Sirente-Velino. Comunque non c’era tempo per assaggiarle perché c’era da tagliare il traguardo. Il primo è stato Mario Di Cola del team Majella Triathlon che ha preceduto Cristiano Leva del team The Hurricane. Terzo, mi ha soffiato il podio per soli 3 secondi, Giulio di Sanzio. Tra le donne Monika Mancini ha preceduto Francesca Sisofo e Claudia Di Carlo.

Visto il freddo è facile spigare perché le staffette erano più dei partenti individuali ha vinto il trio cartolibreria Grele composto dal Angelini, Di Nardo, Bucci che hanno preceduto il team Bike Pro (Scipione, Capone, Ciccarini)

Tra i partecipanti c’era un agguerrito Alex Miconi, organizzatore di XTERRA, tant’è che è arrivato primo di categoria.

Un plauso va all’amministrazione del comunale di Guardiagrele in provincia di Chieti che sostiene negli anni gli organizzatori Majella Triathlon giunta alla settima edizione.

Appuntamento al prossimo anno.


Moreno Di Labio | Cross-Tri

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