Filippo Rinaldi: The Story, third part!


Filippo e Domingo Copelli, allenatore mtb. Pic Andrea Galli

Era tutto pronto, sabato 6 aprile. Filippo non aveva vinto ancora XTERRA Cipro. Gli ho inviato questo pezzo mentre era già sui percorsi per i test gara e il sabato mi ha detto: “Perfetto, va bene. Mi sembra che ci sia solo un errore di “consecutio tempore” in una frase…”. Il professor Filippo, il primo italiano a vincere una tappa del circuito XTERRA.


Il pezzo, comunque, faceva più o meno così.

Vi avevamo promesso il finale del nostro racconto entro breve tempo. La quantificazione di breve, che è un aggettivo, è soggettiva, non oggettiva. Breve può essere 1 giorno ma anche 1 mese. Dipende. Da cosa. Aspettate, mi sono perso, stavamo parlando di Filippo Rinaldi. Ah si, Rinaldi, la storia, il campione italiano di cross triathlon, quello della famiglia del Team Rinaldi, l’amico di Stefan Everts che da piccolo non ha “toccato” una moto ed era incavolato con i suoi perché il trattore, lui, lo ha “preso” per ultimo. Ok, ok. Ecco, breve significa un tempo in cui si ricordano bene le cose e stavolta ho dovuto rileggere l’ultimo racconto di questa storia. Dunque, proprio breve, questo lasso non è stato. Perdono.

Filippo, che rischiava di diventare un calciatore, non troppo forte, neanche troppo scarso decise che era tempo di farla finita, era tempo di dedicarsi a qualcos’altro oppure studiare e lavorare. Mica mi sono meravigliato poi così tanto di una decisione del genere conoscendolo. E’ pragmatico, lui, realista e molto critico con se stesso. Critico perché se si accorge che una cosa non gli riesce bene oppure in quella cosa non riesce a dare il meglio di sé, dice basta, punto, stop.


Si laurea, il professor Filippo e comincia ad allenare, fa il tecnico. Ma è troppo giovane, troppo giovane per appendere scarpe, armi e bagagli al chiodo e chiudere con le carriere sportive. Il triathlon gli riapre una strada, gli torna a dare una possibilità di cimentarsi in qualcosa che avrebbe dovuto migliorare ma che lo stimolava, eccome se lo stimolava. Si ricomincia e capisce da subito che non era la strada il suo cammino ma la mtb e il trail running. Ah, esiste anche il cross triathlon? Bene, ALL IN, che cross triathlon sia. In 2 e 2, che a casa mia fa 4, non sempre in realtà, mette su qualche gara nella quale non sembra proprio andare male. Meticoloso e critico qual è prende un allenatore, poi un altro poi arriva il team manager, che poi, team, gestisce Filippo, che è come un team alla fine. Il 2018 è l’anno della definitiva consacrazione del campione che si allena tra le colline di casa sentendo in lontananza il rumore delle moto da cross che girano sulla pista “di famiglia”. “Vedi li Emanuele? Ecco quella è la pista dove si allena il team di mio zio del quale noi in famiglia siamo sempre andati orgogliosi e nel quale ha lavorato e lavora anche mio padre. Meno che noi. Io e i miei fratelli non abbiamo mai corso su una moto da cross…”. Lo racconta mentre a pochi metri da casa parcheggiamo il pick up in una stradina per fare qualche foto. Guarda in direzione della pista e mi indica il punto esatto.


Capisco che non è il dito che sta indicando un punto, ma il cuore che oltrepassa dito e distanze e arriva dritto dritto sulle curve della pista da motocross. Lo racconta con un misto di emozione e rassegnazione. Allora era così, punto, non si discuteva. Si torna a correre qualche passo insieme. “La mattina mi alzo e guardo fuori il paesaggio dove di li a poco andrò ad allenarmi. Sentieri e trail sono sempre a portata di mano”. Dallo scorso anno Filippo è riuscito a “campare” di cross triathlon. Quanti lo fanno? Pochi. Sponsor, sacrifici, famiglia si uniscono per aiutare il sogno a diventare realtà. A fine 2018 proprio come anticipato nella parte seconda del racconto Filippo decide di cambiare allenatore. Domingo Copelli è uno di quelli che di mtb, di biciclette ne mastica appena un po’. “E’ da poco che ho cominciato a lavorare con Filippo ma stiamo impostando un lavoro diretto al suo miglioramento sia fisico che tecnico. I margini di miglioramento sono davvero molto ampi, perciò credo che nessun obiettivo possa essere precluso. E’ un atleta già molto forte, si tratterà di limare alcune cose e metterne a posto delle altre.” Ora, a ridosso del primo appuntamento importante del 2019 Filippo sembra pronto ad affrontare ciò che sa può essere alla sua portata.

Il team al lavoro...cioè forse in attesa di mangiare.

Filippo, quanto durerà secondo te questa storia del professionista nel triathlon cross? “Non molto credo. Ritengo che possa avere altri 3 o 4 anni al massimo per poter ambire a traguardi importanti.” Se ti chiedessimo cosa sarebbe più importante per te vincere tra campionato del mondo cross di federazione o World Championship XTERRA? “Beh, è una scelta difficile, per niente scontata. Credo però che io preferisca vincere un campionato del mondo ITU. Non so, penso sia più prestigioso e riconosciuto. Forse però a livello economico invece sarebbe meglio XTERRA.” Chissà se la pensa ancora così...

Il cuoco. Sembra vero...

Mi sarei aspettato una risposta diversa, come anche nel caso di Ugazio che alla stessa domanda invece rispose XTERRA e io puntualmente mi sarei aspettato il contrario. E’ evidente che il problema no è il loro, ma il mio. In fondo non conosco Filippo e neanche Marcello così a fondo per capire quali sono le loro preferenze, quali possono essere i loro obiettivi, reali e i desideri. Perché, signori, qui c’è da distinguere tra obiettivi e desideri. Filippo è assolutamente convinto di preferire un mondiale ITU ad uno XTERRA e questo è un obiettivo. Il desiderio? Riavvolgere il nastro e salire su una moto da cross a 10 anni e massacrare tutti uno per uno. Questo è un pensiero personale, ovvio. Perché penso questo? Perché il sangue non mente, mai, e a Filippo nelle vene non scorre sangue ma benzina. Certo, è stato bravo a proporre a quella stessa benzina un motore a scoppio diverso da quello a 2 o a 4 tempi di una moto da cross, ma se a 10 anni gli avessero domandato: Filippo, vuoi una bici o una moto? Ma che domanda è?


Emanuele Iannarilli

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