Filippo Rinaldi: the story part 2


Somewhere on the track

Conosco Filippo poco meno di un anno fa. Ero all’isola d’Elba per raccontare l’Iron Tour come inviato di outdoorpassion.it e anche come atleta. Ora, non esageriamo, gli atleti sono quelli come lui che fanno questo sport nella maniera in cui lo fai lui, sul serio.


L'Iron Tour e gli Europei di Ibiza.

Secondo me non si ricorda neanche che ero lì. Vinse 3 tappe su cinque. La prima la vinse Marcello e l’ultima Mattia De Paoli. Filippo aveva già in tasca la vittoria dell’Iron Tour, e io ad ogni fine gara cercavo di ascoltare le impressioni dei vincitori e di capire come erano andate le cose durante la gara. Ricordo che ogni tappa che andavo da Filippo a sentire il suo racconto dovevo sempre tornare a dire: “Ciao sono….” e lui mi rispondeva: “Ok”. Mi divertiva questa cosa, cioè capivo che stavo proprio entrando nelle sue grazie e stavamo diventando proprio amici stretti. Da lì alla prossima intervista sarebbero passate poco più di 24 ore, eppure la mia fisionomia sarebbe passata nuovamente inosservata. La risposta era forse nel fatto che arrivavo ad ogni fine gara talmente distrutto dalla fatica che magari sembravo un altro. Piano piano però abbiamo cominciato a riconoscerci, fino a quando all’Europeo di Ibiza è stata l’apoteosi, quasi come due fratelli. A quel punto però ero già “Cross-tri” e forse allora, mi viene in mente che potevo essere più riconoscibile. Poco male.

Iron Tour 2018 vittoria Porto Azzurro. Pic: Iron Tour

Qualche settimana dopo l’Europeo, anzi in verità qualche giorno dopo, ho cominciato a pensare a qualcosa del genere. Cioè raccontare la vita di un atleta. A Ibiza avevamo trovato il tempo di scambiare due battute la sera dopo la gara di cross dove Filippo aveva chiuso quarto. Quarto, un piazzamento che difficilmente piace e rende soddisfatti. A Filippo invece andava bene, era molto contento di quello che era riuscito a fare e non sarebbe riuscito a fare meglio. Ricordo bene le sue parole e mi erano sembrate parole di una persona davvero molto responsabile, quadrata che aveva dato tutto. Sarebbe potuto arrivare terzo? No, non in quel momento. Se dai tutto quello che hai e arrivi quarto significa semplicemente che quello che sei riuscito a dare non ti ha permesso di raggiungere il terzo, tra l’altro suo compagno di squadra e amico Marcello Ugazio, mica io.


Era sereno, per niente rammaricato. Lessi nei suoi occhi soddisfazione di chi sa che può ancora migliorare molto e puntare molto in alto. Tornando alla serata post gara, riuscimmo ad infilarci all’interno del quartier generale Fitri, dentro il resort che li ospitava, rimanemmo a parlare per un po' e proprio lì scoprii da dove partiva, come era cresciuto e che era proprio quella famiglia Rinaldi, quella delle moto, quelle degli n*** campionati del mondo nel motocross. Mi appassionò molto la storia, mi appassionò il fatto che nessuno all’interno della famiglia, dopo lo zio e il padre, avevano calcato i terreni di gara del motocross. Lo trovai ovviamente strano e pensai che sarebbe stato bello andare a fondo.


Il raduno a casa Rinaldi e l'incontro con Domingo Copelli.

Dopo qualche giorno, chiesi a Filippo se era disponibile a raccontarsi. Ne fu entusiasta e decidemmo un giorno che potesse accontentare i diversi attori in ballo. Ci radunammo tutti a casa Rinaldi, una villa sui colli parmensi ereditata dai nonni. Il piano terra in origine era una stalla, una casa di campagna dove Filippo arrivò dopo qualche anno dalla nascita. Dopo aver gironzolato un po' per qualche ripresa e qualche bella foto in action, ma anche in posa, considerata la giornata freschina continuammo la chiacchierata in casa insieme a Giulia, Andrea, il suo team manager e uno dei suoi allenatori, Domingo Copelli. Solo oggi capisco chi è Domingo documentandomi in rete in cerca di storie. Correva l’anno 2012, vi ricordate chi vinse le olimpiadi mtb? Ci interessa? No, ma chi arrivò terzo senza sellino della sua Cannondale? Marco Aurelio Fontana. Ecco, allora, il pro-rider attualmente in forza al team Bianchi era allenato proprio da Domingo Copelli, l’attuale allenatore di Filippo. Non lo sapevate eh?

Sul divano insieme a Domingo Copelli

Bene, durante il pranzo ma soprattutto dopo si decise che si sarebbe rimasti sul divano a fare una bella chiacchierata a tre con anche il suo nuovo allenatore Copelli. Non solo. Proprio mentre il pranzo correva verso le seconde portate prese parte alla nostra discussione anche la mamma di Filippo raccontandoci diversi aneddoti della sua infanzia ma anche che alla fine, il pranzo, che il cuoco Filippo ci aveva offerto e del quale si era pavoneggiato, lo aveva cucinato lei, la mattina, alle sei. Ahi ahi ahi Filippo. Pensate che era per noi così interessante chi lo avesse cucinato? Credo che nessuno dei commensali abbia rifiutato il bis del primo, alcuni anche del secondo.

Col pick up rubato al fratello

Nel mezzo della storia abbiamo voluto inserire la cronaca di una storia nella storia, buttando le basi per la terza parte del racconto che promettiamo arriverà entro pochissimi giorni. Di cosa parleremo? Beh, cominceremo a parlare di triathlon, di allenamenti, di giornate intense e della scelta di diventare un professionista vero, uno di quelli che quando si alza la mattina e va a correre può dire: “Vado a lavorare”. Che bell’andare…


Emanuele Iannarilli

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