Eleonora Peroncini: l’atleta naif che adora il miele e la savarin.


Probabile che in quel momento soffrisse il caldo? Foto: Marco Bardella

La prima intervista non si dimentica mai. Oggi mettiamo un ulteriore tassello nel piano redazionale di CROSS-TRI inaugurando quella che è la parte che ci appassiona di più: raccontare le storie di atleti e amatori che praticano questo sport. Eleonora è ormai un’icona nel Cross-Triathlon italiano anche se ha cominciato la sua attività di atleta professionista solo qualche anno fa nonostante non sia più una under 18. Lo stile con il quale cercheremo di far conoscere atleti e amatori non ricalcherà probabilmente i “normali” canoni giornalistici. Se volete sapere quanti anni ha Eleonora, cosa ha vinto nella sua carriera, quali sono i suoi sponsor o informazioni del genere, beh ci dispiace ma difficilmente lo troverete in queste righe. Con lei e con i prossimi atleti vogliamo entrare nella loro vita (fino a dove vorranno) e scovare dove trovano le emozioni e le motivazioni per ottenere i loro risultati. Ed ora basta con le chiacchiere da bar, passiamo a lei la parola.

Red: - Ti avevamo avvisato, non ti chiederemo quello che hai vinto. Semmai ci piacerebbe sapere cosa ti porti dentro delle tue vittorie, cosa ti spinge a dare il massimo durante una tua prestazione.

E.P.: Le emozioni che mi porto dietro dopo ogni competizione sono enormi! Per me ogni gara è una sfida da affrontare, un piccolo pezzo di cammino verso la gara perfetta. Quella che tutti gli atleti sognano! Per questo cerco sempre di migliorarmi. E’ questo che mi motiva a fare sempre meglio.


Red: - Sappiamo che non sei proprio il prototipo perfetto dell’atleta. Vogliamo dire che il tuo talento ti aiuta molto, ma che non sei una maniaca della preparazione, intesa come ripetute al centesimo, recuperi etc. Pensi che ciò ti aiuti ad essere l’atleta che sei oppure credi che se avessi “più testa” potrebbe andare ancora meglio?

E.P.: - CREDO CHE IL DIVERTIMENTO SIA LA BASE DI TUTTO! Chiaro è che essere un’atleta naif ha i suoi pro e i suoi contro…soprattutto quando non devi fare arrabbiare troppo l’allenatore!


Red: - Devo confessarti che guardando il tuo ultimo mondiale mi è scappato un sorriso quando in t2 (cambio mtb/trail running) ti ho vista un attimo persa. Quella situazione quanto dice di te? Pensavi che la tua postazione fosse davvero da qualche altra parte oppure semplicemente stavi pensando a tutto meno che a cercare le tue scarpe da corsa?

E.P.: - EH, quello di essere con la testa tra le nuvole fa un po' parte del mio carattere; purtroppo più le gare sono di alto livello più se ne pagano le conseguenze. Quando mi sono accorta dell’errore, in quel preciso istante, ho avuto un attimo di smarrimento poi in realtà mi è passato subito e ho continuato la mia gara il più velocemente possibile. Solo dopo, ho capito quanto ha pesato quell’errore.

Foto: Peroncini

Red: - Tanti atleti, tornando alla domanda di prima, fotografano la zona cambio il giorno prima, guardano la foto, simulano (a mente) la loro entrata in zona cambio e la ripetono più volte per far si che diventi automatico e non devono preoccuparsene il giorno dopo. Secondo te, sto raccontando una balla oppure anche per te è la stessa cosa? Se no, come organizzi i tuoi cambi?

E.P.: - NO, è verissimo. A me piace visualizzare ogni parte della gara ad occhi chiusi…a volte capita però che mi perda dei pezzi!!!!


Red: - Parliamo di gare, più precisamente della scelta delle gare. Tralasciando il programma della nazionale, che non sei tu a decidere nel senso che gli appuntamenti sono fissi, gli altri appuntamenti come li selezioni? Fai un planning annuale, gestendo fatica e recupero? Guardi i posti più belli dove andare a correre o più semplicemente fai quello che ti va quando ti va?

E.P.: - Solitamente provo a studiare una sorta di pianificazione ad inizio stagione valutando diversi aspetti come la programmazione dell’allenamento, gli obiettivi della stagione e la location delle gare.

Red: - Salto “di palo in frasca”, non c’è un filo logico in questa nostra chiacchierata. Ti dico e chiedo quello che mi passa per la testa. Dunque, tanti amatori sognano di fare gli atleti, oppure lo hanno sognato da giovani. Quanto è bella la vita del triatleta professionista? Il tetris giornaliero da gestire tra allenamenti, lavoro, famiglia, vita sociale può diventare un incubo o è sempre un piacere?

E.P: - No dai, se dovesse diventare un incubo vuol dire che è il momento di smettere!!! Certo si fa fatica a conciliare tutto ma quando riesci a fare con passione quello che ti piace la fatica si fa sentire molto meno, soprattutto se al tuo fianco ci sono persone che ti sostengono.

Targu Mures: mondiale Cross Triathlon

Red.: - Essere una “pro” è indubbio richieda sacrifici importanti. Ricordo in Germania, 2 giorni prima dell’XTERRA European Championship tour, eravamo 5 o 6 persone sedute in un bar e tra noi c’era anche Brigitta Poor, una tua forte collega. Ordinammo 5 birre e un bicchiere d’acqua. Se ci fossi stata tu, avremmo ordinato 6 birre? Quanto pesano le rinunce a volte indispensabili per una buona prestazione?

E.P.: - No, avremmo ordinato 5 birre ed 1 gelato! Io devo dire che di rinunce ne faccio poche perché mi piace mangiare bene, non mi piace far tardi la sera e non mi piace bere… sono molto golosa e magari sì ecco, la sera prima di una gara evito dolci sofisticati, ma recupero nel terzo tempo!


Red.: - Parliamo di cibo? Non voglio sapere qual è la tua dieta. Voglio però sapere se da buona parmense e dunque emiliana sei una brava cuoca e quali sono i tuoi piatti preferiti? Sai anche cucinarli oppure preferisci mangiare e poi magari lavare i piatti?

E.P.: - Nella top 5 abbiamo: 1- la savarin (riso con funghi e prosciutto) della mamma 2- cappelletti 3-pastasciutta olio extravergine e parmigiano 4- pesce pescato dal fidanzato 5- pizza. Per quanto riguarda i dolci mi possono bastare il gelato allo zabaione e la crostata di frutta fresca! Mangio talmente semplice che sì so cucinare e mi basta anche poco tempo.

p.s.: meno male che hanno inventato le lavastoviglie

Targu Mures: Mondiale Cross Triathlon

Red.: - Prima e ultima domanda tecnica. E’ noto il tuo modo di correre. Devo essere sincero, trasmette davvero molta semplicità, naturalezza, piacere e un non so che di armonico. Sulla giusta falcata nella corsa hanno scritto trattati. Quanto è davvero tutto naturale e quanto invece è studiato per la performance?

E.P.: - Grazie mille per il complimento! Il mio modo di correre devo dire che è sempre stato quello, ma non è perfetto! Cerco di fare esercizi per aumentare la frequenza delle gambe perché è quella la mia pecca.


Red.: - Ora passiamo ai botti finali, altrimenti i lettori vanno a prendere un’altra birra per finire di leggere la tua intervista:


Botto 1) se potessi mettere le cuffie durante una gara, che canzone metteresti in repeat?

Proprio durante una gara non saprei ma prima e dopo ascolterei De Andrè e Battisti.

Botto 2) se al posto dei sali in borraccia potessi metterci quello che ti pare, cosa ci metteresti?

Il miele!

Botto 3) se potessi cambiare la prima frazione di triathlon, che sport metteresti al posto del nuoto?

Una partenza in Rollerblade.

Botto 4) se non fossi una triatleta cosa ti piacerebbe essere?

Un’apneista.

Botto 5) se….se niente, se ti faccio qualche altra domanda si addormentano tutti anche se mi piacerebbe molto continuare la nostra chiacchierata.

Sospettavamo che Eleonora fosse un’atleta “naif” e lei ce lo ha confermato pienamente, facendo trasparire una sorta di romantic-atleta che a noi personalmente piace molto. Ora la aspettiamo agli europei di Ibiza dove contiamo possa fare bene e regalare grandi soddisfazioni a tutti i tifosi italiani di questo incredibile sport.

Grazie mille Eleonora.


Emanuele Iannarilli

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