Duathlon Cross della Brianza: la storia del test del 26 gennaio...

Quando arriva la chiamata “alle armi” da parte del TTB per la prova percorso del DXB si ci mette sugli attenti e si cercano incastri possibili per essere presenti. Stavolta però la situazione era a limite con i tempi, con vari impegni, con malattie personali e familiari, insomma era difficile da incastrare ma era altrettanto difficile dire di no. Come si fa?

Vado non vado, l’amo non l’amo, parto non parto, c’ho il raffreddore, c’ho la tosse, vado.

Vado e parto.

Le rive di Franz, in salita, a piedi.

Incastro qualche passaggio intermedio così da poter sfruttare il viaggio e arrivo a Sovico. Qualche giorno prima mi era stata riservata una camera ma io, non essendo sicuro, avevo accettato ma non confermato. Lì per lì al B&B il Cibreino la risposta è stata: “Purtroppo non l’aspettavamo e siamo pieni”. Azzz dico, è proprio quando sei indeciso che rimani fregato. Squilla il telefono: “Salve. In realtà se ci da un’ora le mettiamo a posto una camera, abbiamo trovato una soluzione”. Quando si dice lavorare per il cliente. “Eccerto” che ve la do un’ora, siete a 30 metri dalla partenza, comodi e ospitali. Gironzolo per Sovico e intanto la febbre sale, come la tosse e il raffreddore. La notte l’apoteosi, che sfocerà la domenica in bagni di sudore.

Va bene, son qui, non mi cambio per il test ma vado in giro a guardare il percorso, vado in giro a fare delle foto e a visionare qualche nuovo passaggio ideato col ghigno di chi sa che la sta facendo “bastarda” dai ragazzi del TTB. 40 circa i partecipanti al test. Fatte le debite proporzioni non mi sembra niente male per un test percorso. Si parte puntuali per il giro di lancio di trail. Gruppo compatto come si dice e nessuna voglia di spingere. Anche perché se non conosci il percorso al DXB è un attimo che ti ritrovi ad Arcore. Che per carità potrebbe non essere una cattiva idea ma…

Lì aspetto in uno dei punti più “celebri”, più caratteristici ma anche più tecnici del tracciato: “le rive”. Prima sorpresa, non si scendono, si scalano, “le rive di Franz”. Perché le “rive di Franz”? La leggenda narra di un certo Franz, in forma strepitosa per l’edizione 2019, che decise insieme ai suoi compari del TTB di andare a testare il percorso innevato qualche giorno prima della gara. Se ne fregò di fare “il Cucco” e cioè di montare le chiodate sulla mtb e sulle rive perse l’anteriore. Le rive sono molli, la neve anche, ma la botta fu forte e Franz dovette rinunciare al suo DXB 2019 per recuperare dalle ferite di quella prova.”

Le Rive. Ripide ma non troppo.

Di viscido durante l’inverno ne abbiamo garanzia, di fango dopo alcuni passaggi…anche. Perciò salire le rive non è semplicissimo, non basta prendere la rincorsa, ci vuole del grip. Chi si ricorda l’opzione di scarpe scelta lo scorso anno da Gianfranco Cucco? Ve la ricordiamo noi. Il primo giro con le chiodate, su consiglio di coach Davite. Volò, ovvio. Il susseguirsi di saliscendi e “ghirigori” nel bosco non lasciano spazio per tirare il fiato. La previsione di fine primi 3 km è: in apnea. Garantito.

Il giro in mtb ripercorre parte del tracciato fatto nei primi 3 km a piedi per poi lasciare spazio alla fantasia nel susseguirsi di boschi, prati, rive, ancora prati, boschi e rive. A differenza dello scorso anno, nel quale riuscii a provare più volte il tracciato per poterne tessere le difficoltà, le lodi e le caratteristiche, quest’anno, come detto, sono rimasto “a piedi” con la macchina fotografica in mano. Mi sono divertito lo stesso, ci mancherebbe…bugia, ma più che raccontarvi io cose che non sono riuscito a vivere vi riporto qualche impressione e qualche messaggio estorto con l’inganno qua e là in alcune chat di crossers.

Filippo Galli e Fognini a ruota studiano il percorso.

Apre Danilo: “E’ andata benissimo. Percorso davvero bello e divertente. I TTB sempre TOP nell’organizzazione. Oh, comunque percorso tosto e tecnico”. Fa eco Romeo con un “Bravi ragazzi. Siete fantastici”. Poi arriva la Raffa: “Grazie mille della mattinata. Siete stati fantastici e di gran sostegno. Per me è la prima volta che affronto questo tipo di gara. E’ tosta ma divertentissima”

Arriva anche il coach Molteni con un bel: “Grazie a tutto. Percorso molto bello”. Laconico ma si sa lui pensa già alla strategia di gara. Ivan invece non è contento: “Come al solito quando ci si trova è un gran divertimento. Chi viene prima del 23 a provare ancora il percorso?” Ingordo.

Francesco la butta sul religioso: “Sicuramente da questa domenica inizierà il pellegrinaggio per vedere “le madonne” di Sovico” Ah si? Ci sono le madonne a Sovico. Precisamente quante?

Interviene Paolo che rincuora: “Ah, non avete visto gli ultimi 1.5 km. Ascensione pura” Filosofeggiante andante sul bastardo. Chiude Barbara che sta già volando: “Io il 23 mi presento con imbragatura per le salite e paracadute per la bike”. E…mi sa che ci sarà da divertirsi assai.

Raccogliamo anche le impressioni dei “PRO” della POOL Cantù arrivati in massa per il test percorso. Filippo Galli vede miglioramenti e difficoltà tecniche nell’edizione 2020: “I sentieri sono gli stessi dello scorso anno ma incastrati così è meglio. Non è banale girare forte. Fafo Fognini la butta sui “watt” “Sembra più lento dello scorso anno, quindi più duro in bici. Ci piace, si!” Non lesinando complimenti ai ragazzi del TTB.

L’unica cosa che vorrei aggiungere a ciò che è stato già ampiamente detto su organizzazione e tracciato è che ogni volta che torno a girare nel parco del Lambro di Sovico non so da che parte girarmi. Appena entrati nel labirinto dei sentieri nei boschi cominci a salire e scendere che sembri un neurone impazzito nella testa di un ubriaco. Le Rive del “povero” Franz sono lo spauracchio per eccellenza ma attenzione a sottovalutare il resto. Alle Rive la differenza si fa evitando di accartocciarsi su sè stessi, nel resto del percorso la differenza si fa guidando più puliti possibile, pennellando traiettorie senza esagerare con la velocità.

Dietro a qualche metro di rettilineo, che sia nel bosco, o altrove troverete sempre qualcosa che vi farà rimpiangere di esserci arrivati troppo forte. Spingere forte nei “rampini” non vi darà un vantaggio enorme, ma servirà per non metter il piede a terra che in quel caso sarebbe molto penalizzante. Poi ci sono alcuni tratti lunghi di corsa e in mtb nei prati che vi faranno sentire le gambe ribollire. Il terreno sarà infido e molle. Spingere anche se in pianura non sarà così semplice come agli occhi pare.

Parere personale? Se siete Ridolfi, Cucco, Fognini, Galli e company, ciao ciao strategia e gas aperto dallo start. Se siete dei poveri mortali come me, ecco, io fossi in voi il 23 eviterei di partire e arrivare alla seconda in “acido”; se non altro chiedetevi: “Quando me lo tolgo più dalle gambe?”. La risposta è mai, fino al traguardo dell’aria spettacoli, fino a quando Luca Dalla Porta, lo speaker ufficiale, non vi avrà incoronato come finisher.

DXB 2020, la storia continua.


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