All'Inferno Triathlon....e ritorno. Dove osa l'hard triathlon.


La regola vuole che un gentiluomo non parli delle sue ex fidanzate, né delle tasse che paga. No, tutto falso, scusatemi, me lo sono inventato in questo momento; ma se questa regola esistesse, forse imporrebbe anche di “non parlare per ciò che si fa per mantenersi in buona salute”. Perchè un vero gentiluomo difficilmente in una conversazione si dilungherebbe su un argomento del genere.

Permettetemi di citare queste prime righe dal libro di Murakami Haruki “L'arte di correre”, perché ci cascano a pennello su ciò che voglio raccontarvi, giust'appunto, io che mi reputo un gentiluomo, posso parlarvi di questa gara di triathlon chiamata INFERNO, che si disputa sulle Alpi Svizzere a metà agosto, così come si parla di una qualsiasi attività fisica che si fa per mantenersi in forma?

La risposta è no.

Perchè L'Inferno?

Me lo sono chiesto più volte anch'io, il fatto è che alla soglia dei 48 anni, dopo aver provato ogni sorta di ebrezza (o quasi) nel triathlon, questa “cosa” mi mancava; tre zone cambio, due biciclette, di cui una, cosa da non poco, è una mtb, una frazione di corsa finale che non ha nulla a che vedere con una frazione di corsa finale, quindi lo chiamiamo trail, 25km e se togliamo i primi 5 in piano possiamo soffermarci sui 20 che restano e cercare di capire come sia possibile farli con una salita unica con 2000 metri di dislivello, una lunga e lenta ascesa che ti porta sul set del film del 1969 -007 Al servizio di sua maestà- cioè il Piz Gloria, il rifugio a 360° costruito sullo Schilthorn.

Ecco forse proprio per questo, perché amo le gare dirt, le gare che hanno cose complicate da affrontare, tecnicismi e particolarità che rendono stimolante la triplice disciplina.

Una questione di distanza.

Nell'endurance è sempre una questione di distanza fratto tempo, quindi abbiamo un nuoto da sponda a sponda nel lago di Thun (Berna) che misura 3250m circa, una prima frazione con bici da strada di circa 100km, una seconda frazione con mtb di circa 30km, un'ultima frazione di trail di 25km. Se escludiamo il nuoto, che ovviamente non presenta salita (!) le restanti frazioni “vantano” un dislivello di circa 5500m, insomma, un roba piuttosto concentrata e zeppa di trabocchetti, se vogliamo.

La "Banda" italiana in Svizzera

Ma noi vogliamo?

Il nuoto è facile, acque tiepide, mattinata afosa di metà agosto, sono le 6.30, siamo un bel gruppetto noi italiani, sei per la precisione, ridiamo, scherziamo, mentre si fa la fila per il bagno e chi si mette la muta strappandola nella schiena nel procinto di infilarla, mentre io che avevo appena chiuso la zip mi vedo costretto a togliermela perché il bagno mi cerca di nuovo...

La parte di bdc è bastarda, subito una salita “umana” e una discesa velocissima, poi tutto lungolago saliscendi con vento in faccia, vado a tutta con la consapevolezza che mi sto tritando le gambe, ma le gare son così ed il risparmio non è da me, mi alleno per competere al massimo di ciò che posso. Le ultime asperità su bdc sono piuttosto complesse, salita dura, ripida e che non molla, poi la discesa verso la zona cambio dove guido “ingessatissimo” perché la stanchezza inizia a prendersi il mio corpo.

Parto in mtb, le gambe ci sono ancora, salita (asfaltata) di 10km, durissima, specie verso la cima dove inizia il ghiaiato delle piste da sci, ripidissime dove molti scendono a spingere, “scollino” poi lunga picchiata gravel dove non ho problemi e mi diverto, poi ancora qualche km ma stavolta più tecnico, single track su radici e sassi poi in fondo dei bei tornantini... ci siamo, siamo a Stechelberg, facciamo partire l'ultima frazione, il trail. Benvenuti all'Inferno.

Piz Gloria.

Piz Gloria o Schilthorn, chiamiamolo come ci pare, dobbiamo arrivare lassù. Delle gare trail ne ho fatte tante, quello che non ho mai fatto è un trail di 25km inserito in un triathlon, ecco perché sono qui, mi continuo a ripetere mentre mi accorgo che c'è qualcosa che non va.

Nei primi 5km di falsopiano correvo a 5.30, avevo ritmo, ero rinfrancato da questo fatto poi arriva la salita e i quadricipiti non rispondono, i 130km e oltre 3000m D+ delle frazioni in bici iniziano a chiedere il conto.

Ma la salita continua e continuo anch'io, cerco di economizzare ma più salgo e più le pendenze aumentano e quindi aumenta la fatica, sono davvero allo stremo, mentre ad ogni ristoro trovo ottimo cioccolato e ne faccio un gran consumo ed è l'unica cosa che mi rinfranca.

E' sempre la testa che comanda.

La salita è davvero pesante, micidiale, la cammino fin dalle prime rampe nell'attesa di stare meglio dopo, in effetti non peggioro, ma non miglioro nemmeno.

Arrivato a Murren, c'è un bel falsopiano con un sacco di gente e tifo importante, corro, mi sento un atleta, la gente lo sa che stai facendo una roba seria.

Poi esco dall'abitato e si inizia il rush finale verso il Piz, crisi pazzesca, e fatico a salire camminando, sono molto lento e non riesco ad andare su di potenza, le gambe non ci sono più, mi demoralizzo, sono a circa 10 ore di gara, non è male mi dico ma per arrivare in cima quanto tempo mi serve ancora?

007.

C'è da dire che fra di noi partecipanti italiani c'era un po' il culto di 007 in questi giorni, il luogo dove hanno girato AL SERVIZIO DI SUA MAESTA' del 1969, be dai, tanta roba, carina come cosa.

Ci si divertiva a pensare ad un arrivo colorato, magari imitando qualche scena fingendo di avere in mano una pistola....

No, niente di tutto questo. Questo è l'Inferno Triathlon è bisogna soffrire, non ci sono alternative.

La salita prosegue, alcune rampe sono davvero impressionanti, piste nere, poi verificate su Strava le pendenze, anche tratti oltre il 30%.

L'arrivo è quasi a 3000m, il Piz Gloria lo vedi lassù, mentre sali le ultime asperità, sembra vicino invece c'è ancora un bel pezzo da fare; il finale è in pratica un fuori pista, da scalare sui sassi, davvero estremo, poi arriva la scala, le voci della gente, lo speaker, il tuo nome pronunciato da un madrelingua tedesco.

Ma è pur sempre il tuo nome, Samuele Peroni ha finito l'Inferno Triathlon, dodici ore e diciotto minuti.

Adesso ho la licenza di uccidere.


Samuele Peroni

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